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Autore: Caterina Facchini

Malga Montasio – Un rifugio tra natura e tradizione

Nel cuore dell’Alpeggio di Malga Montasio, situato nella regione Friuli – Venezia Giulia, si trova un luogo avvolto nella natura ricco di panorami straordinari.

Cos’è una malga?

Le malghe sono rifugi estivi localizzati nelle zone più remote delle Alpi che offrono accoglienza sia per gli animali che per gli allevatori. Tra fine maggio e metà settembre, gli allevatori portano il loro bestiame nelle malghe per permettere loro di pascolare liberamente e godere dell’aria fresca di montagna.
Questa tradizione millenaria ha un impatto positivo sia sugli animali che sulla qualità dei prodotti caseari ottenuti dal latte delle mucche al pascolo. Grazie a un’alimentazione naturale e all’attività fisica, il latte prodotto da queste mucche è ricco di nutrienti e offre un sapore unico e inimitabile.

Malga Montasio

Situato tra i 1500 e i 1800 metri sul livello del mare, Malga Montasio è il più grande alpeggio delle Alpi Giulie ed considerato è un punto di riferimento sia per gli allevatori che per i visitatori in cerca di tranquillità e paesaggi mozzafiato.

Inoltre, Malga Montasio ha ottenuto il “Marchio di Qualità del Parco” un’iniziativa promossa dall’Ente parco naturale delle Prealpi Giulie, un riconoscimento che attesta l’impegno costante nel migliorare la qualità dei prodotti e dei servizi locali, sempre nel rispetto dell’ambiente, dei valori etici e delle tradizioni della zona.

Nell’Alpeggio di Malga Montasio, gli animali trascorrono l’estate pascolando liberamente, grazie a spazi recintati e aree protette per i temporali.

Un rifugio in natura

Malga Montasio rappresenta un’opportunità straordinaria per immergersi nella natura e godere di alcuni dei paesaggi più affascinanti che la regione ha da offrire. Se deciderete di soggiornare in questo luogo, avrete accesso ai servizi dell’alpeggio, che includono sistemazioni e l’opportunità di gustare i deliziosi prodotti locali, tra cui il pregiato Montasio DOP e i piatti tradizionali della cucina friulana.

L’alpeggio offre una rete di sentieri perfetti per passeggiate rilassanti, paesaggi mozzafiato e l’aria fresca che solo la montagna può regalare; inoltre, è possibile trovare una notevole biodiversità: oltre a una varietà di specie floreali, tra cui la rara Campanula di Zois e la meravigliosa Stella Alpina, abbiamo l’opportunità di avvistare animali come la Marmotta, la Lepre Alpina e l’Aquila Reale.
Grazie alla sua complessità, questa regione è inserita nella Zona Speciale di Conservazione di Jôf di Montasio e Jôf Fuart, oltre a essere una Zona di Protezione Speciale delle Alpi Giulie.

Per ulteriori informazioni visitate il sito web ufficiale di Malga Montasio

Il Montasio DOP

Sapete che il rinomato formaggio Montasio DOP ha le sue radici proprio in questo altopiano? Malga Montasio fornisce gli ingredienti base per la produzione di questo formaggio di alta qualità: fieno, latte e l’aria pura delle montagne.

Per tradizione si attribuisce la nascita del Montasio all’opera dei monaci benedettini dell’Abbazia di San Gallo di Moggio Udinese già nel 1200.
La prima testimonianza scritta risale al 1773, in un documento pubblico del Consiglio della città di Udine.
Il Montasio è un formaggio ufficialmente tutelato già dal 1955, ed ha ottenuto nel 1996 dall’Unione Europea la speciale certificazione DOP (Denominazione di Origine Protetta).

Dopo una lunga passeggiata nei sentieri, non dimenticate di gustare una deliziosa fetta di Montasio DOP. Oltre a essere incredibilmente saporito, questo formaggio è altamente nutriente e facilmente digeribile, ricco di proteine, calcio, fosforo, ferro e vitamine.

Nel nostro negozio online, è possibile trovare il Montasio DOP, prodotto dai nostri allevatori.

L’Alpeggio di Malga Montasio è un vero gioiello nascosto nelle Alpi Giulie, dove la natura si fonde con la tradizione e la qualità dei prodotti caseari è senza paragoni. La prossima volta che viaggiate nella regione Friuli Venezia Giulia, non perdete l’opportunità di scoprire questo affascinante luogo, immerso nel verde, ricco di biodiversità e circondato da panorami spettacolari.

Aquileia

Preparati a un viaggio affascinante, un salto indietro nel tempo nel cuore pulsante della storia romana e delle meraviglie artistiche: benvenuti ad Aquileia! 🏛️ Questa antica gemma, incastonata nel Friuli-Venezia Giulia, non è solo una città, è un libro di storia a cielo aperto, un luogo dove ogni pietra, ogni mosaico, ogni frammento sussurra racconti di imperatori, gladiatori e mercanti. E non preoccuparti, non ti lascerò a bocca asciutta! Dopo questa immersione culturale, ti guiderò verso un’esperienza gastronomica che delizierà il tuo palato. 🍰

Aquileia: Il Cuore Pulsante dell’Impero Romano nell’Adriatico Settentrionale

Immagina un tempo in cui Aquileia era la quarta città più grande d’Italia, un centro nevralgico di commerci, cultura e potere militare. Fondata dai Romani nel 181 a.C. come colonia di diritto latino, la sua posizione strategica, a breve distanza dal Mar Adriatico e all’incrocio di importanti vie terrestri, la rese fin da subito un baluardo contro le invasioni barbariche e un prospero porto fluviale. 🌊

La sua ascesa fu meteorica. Durante l’epoca repubblicana, Aquileia divenne una base militare cruciale per le campagne romane contro i Cimbri e i Teutoni, e successivamente un punto di partenza per le spedizioni verso la Pannonia e la Dacia. Ma fu con l’avvento dell’Impero che Aquileia raggiunse il suo apice. Sotto Augusto, divenne capitale della Regio X Venetia et Histria, un titolo che ne sottolineava l’importanza amministrativa e politica.

Le sue strade brulicavano di vita. Mercanti da ogni angolo del mondo conosciuto portavano merci preziose: seta dall’Oriente, ambra dal Baltico (Aquileia era un terminale della famosa Via dell’Ambra!), vino e olio dall’Africa, schiavi dalla Dacia. L’economia fioriva, alimentando la costruzione di imponenti edifici pubblici e privati. Templi dedicati a Giove, Giunone e Minerva si ergevano maestosi, mentre il foro, cuore pulsante della vita cittadina, era un alveare di attività. 🏛️

Il porto fluviale, collegato al mare attraverso un canale, era un viavai di navi cariche di merci. Le officine artigianali producevano gioielli, ceramiche, vetri e manufatti in metallo di altissima qualità, molti dei quali sono oggi esposti nei musei di tutto il mondo. L’artigianato aquileiese era rinomato per la sua eccellenza, e i suoi prodotti viaggiavano lungo le vie commerciali, testimoniando la ricchezza e la raffinatezza della città.

La sua importanza non era solo commerciale, ma anche militare. Aquileia era un punto di raccolta per le legioni romane e un cantiere navale attivo. Le sue fortificazioni la rendevano quasi inespugnabile, un simbolo della potenza romana in questa regione. Questa fortezza fu messa alla prova più volte.

Il Legame Indissolubile con la Storia Romana: Aquileia tra Battaglie e Imperatori

Il legame di Aquileia con la storia romana è profondo e intimo, un’intricata trama di eventi che hanno plasmato non solo la città, ma l’intero Impero. Aquileia non era una semplice provincia, ma un attore chiave nelle dinamiche politiche e militari di Roma.

Massimio il Trace
Massimino il Trace

Uno degli episodi più drammatici che vide Aquileia protagonista fu l’assedio del 238 d.C. L’imperatore Massimino il Trace, un militare dal pugno di ferro e di umili origini, era odiato dal Senato romano. Quando Massimino si diresse verso l’Italia per sedare una ribellione, Aquileia si oppose fermamente, chiudendo le sue porte e preparandosi alla difesa. L’assedio fu feroce e sanguinoso. I cittadini, guidati da senatori come Rutilio Pudente, resistettero con coraggio incredibile, arrivando persino a usare i capelli delle donne per rinforzare le corde degli strumenti da lancio. ⚔️ Massimino, frustrato dalla resistenza e con le sue truppe demoralizzate e affamate, fu assassinato dai suoi stessi soldati. Questa vittoria, pur costata cara, diede ad Aquileia l’appellativo di “Aquileia, la città che ha salvato l’Italia”, un riconoscimento della sua lealtà e del suo spirito indomito.

Ma il ruolo di Aquileia non si limitava alle battaglie.

La città era un centro di cultura e di diritto romano. Giuristi e retori si formavano nelle sue scuole, e la lingua latina fioriva. Fu qui che l’imperatore Diocleziano, noto per le sue riforme e la persecuzione dei cristiani, soggiornò a lungo, lasciando un’impronta indelebile sulla città. Successivamente, con Costantino il Grande, Aquileia divenne un importante centro del cristianesimo, una delle prime città ad abbracciare la nuova fede. I suoi primi vescovi, come Ermagora, furono figure di spicco nella diffusione del Vangelo. 🙏

La sua importanza continuò anche dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente. Fu un baluardo contro le invasioni barbariche, ma la sua fortuna iniziò a declinare con l’avanzata di Attila. Nel 452 d.C., gli Unni, guidati dal “Flagello di Dio”, rasero al suolo la città. Fu un colpo devastante, da cui Aquileia non si riprese mai completamente. Molti abitanti fuggirono, fondando Venezia e altre città lagunari. Tuttavia, la sua eredità romana, la sua gloria passata, rimase scolpita nelle sue rovine e nella memoria collettiva.

Cosa Visitare ad Aquileia: Un Tesoro di Storia e Arte

Oggi, Aquileia è un sito archeologico Patrimonio dell’Umanità UNESCO, un luogo dove la storia prende vita sotto i tuoi occhi. Preparati a rimanere a bocca aperta davanti alle meraviglie che ti aspettano! 🤩

  • La Basilica Patriarcale di Santa Maria Assunta: Il vero gioiello di Aquileia! Non è una semplice chiesa, è un museo vivente. La sua maestosità esterna, con il campanile romanico che svetta nel cielo, ti preparerà all’emozione che proverai all’interno. Ma la vera magia è sotto i tuoi piedi: il pavimento musivo, il più grande e meglio conservato del mondo occidentale paleocristiano! 🎨 Immagina di camminare su scene bibliche, simboli misteriosi e figure allegoriche, realizzate con tessere minuscole, un’opera d’arte che risale al IV secolo d.C. Ti sentirai come se stessi camminando su un tappeto di storia. Non dimenticare di salire sul campanile per una vista mozzafiato sui dintorni. 🔭

  • Foro romano storico di Aquileia
    Foro romano storico di Aquileia
  • Il Foro Romano: Anche se oggi rimangono solo le fondazioni e alcuni resti di colonne, passeggiare nel Foro è un’esperienza evocativa. Qui, un tempo, si svolgeva la vita pubblica e commerciale della città. Puoi quasi sentire le voci dei mercanti, degli oratori e dei cittadini che affollavano quest’area. Immagina i templi, le basiliche e le botteghe che lo circondavano. 💭
  • Il Museo Archeologico Nazionale: Un’immersione profonda nella vita quotidiana dell’antica Aquileia. Qui troverai una collezione straordinaria di reperti: statue, epigrafi, gioielli in oro e ambra (ricordi la Via dell’Ambra?), vetri soffiati, mosaici staccati e oggetti d’uso comune che ti faranno capire come vivevano i Romani. È un viaggio affascinante che ti aiuterà a contestualizzare tutto ciò che vedrai all’aperto. Non perdere i preziosi intagli in gemma e i gioielli di straordinaria fattura! ✨
  • Il Sepolcreto: Lungo la Via Sacra, il Sepolcreto è un’area di tombe e monumenti funerari che ti darà un’idea delle usanze funerarie romane. Le diverse tipologie di sepolture, dalle urne cinerarie ai sarcofagi, raccontano storie di famiglie e individui. È un luogo di riflessione e di grande interesse storico. 🚶‍♀️
  • Il Porto Fluviale: I resti dell’antico porto, con i suoi moli e magazzini, testimoniano l’importanza commerciale di Aquileia. Puoi camminare lungo le banchine e immaginare le navi che caricavano e scaricavano merci preziose. È un luogo suggestivo, soprattutto al tramonto. 🌅
  • I Mosaici delle Domus Romane: Sparsi per la città, sotto teche protettive o all’interno di edifici moderni, troverai altri meravigliosi mosaici pavimentali che adornavano le case dei ricchi aquileiesi. Questi frammenti ti daranno un’idea della raffinatezza e del lusso delle abitazioni private. Cerca la “Casa di Tito Macro” e la “Casa di Bacco”. 🍇

Se vuoi conoscere questa città al meglio ed esplorarne il patrimonio storico, ti consigliamo anche ti consultare il sito Fondazione Aquileia.

Oltre Aquileia: Tesori da Scoprire nei Dintorni

Dopo aver esplorato le meraviglie di Aquileia, non credere che l’avventura sia finita! I suoi dintorni offrono altrettante gemme da scoprire, perfette per una gita di mezza giornata o un’escursione più lunga. 🚗

  • Grado: L’Isola del Sole: A pochi chilometri da Aquileia, Grado è un’incantevole isola collegata alla terraferma da un ponte. Conosciuta come l’Isola del Sole, offre spiagge sabbiose, un pittoresco centro storico con calli e campielli che ricordano Venezia, e una bellissima basilica paleocristiana, Sant’Eufemia, con i suoi mosaici. È il luogo perfetto per un po’ di relax dopo tanta storia. 🏖️

Palmanova e la sua bellissima pianta a stella.
Palmanova e la sua bellissima pianta a stella.

  • Palmanova: La Città Stellata: A circa 20 minuti di auto, Palmanova è un capolavoro di architettura militare rinascimentale. Questa città-fortezza a forma di stella a nove punte, progettata e costruita dalla Repubblica di Venezia, è un esempio unico al mondo di città ideale. Passeggia per le sue mura, ammira la sua piazza esagonale e i suoi bastioni. È un’esperienza davvero suggestiva! ⭐

  • Cividale del Friuli: La Perla Longobarda: Un po’ più distante, ma assolutamente imperdibile, Cividale del Friuli è un altro sito UNESCO. Fu la prima capitale del Ducato Longobardo in Italia e conserva testimonianze straordinarie di quel periodo, come il Tempietto Longobardo, un gioiello di architettura altomedievale. Il suo centro storico è incantevole, con il Ponte del Diavolo che attraversa il fiume Natisone. È un tuffo in un’altra epoca! 🌉

  • Laghi di Fusine e Tarvisio: Se ami la natura, spingiti più a nord verso le Alpi Giulie. I Laghi di Fusine, due specchi d’acqua cristallina incastonati in una valle glaciale, sono di una bellezza mozzafiato. Tarvisio, una vivace cittadina di montagna, è un ottimo punto di partenza per escursioni e passeggiate. In inverno, è anche una rinomata località sciistica. 🏔️

  • Trieste: La Città di Confine: A un’ora di auto, Trieste è una città affascinante con un’atmosfera unica, un mix di cultura italiana, mitteleuropea e slava. Ammira Piazza Unità d’Italia, una delle piazze sul mare più belle d’Europa, visita il Castello di Miramare, dimora di Massimiliano d’Austria e sua moglie Carlotta, e assapora l’atmosfera dei suoi caffè storici. ☕

Aquileia: Non Solo Storia, Ma Anche Gusto! La Pasticceria Mosaico Cocambo

Dopo aver assorbito tanta storia, arte e bellezza, la tua mente e il tuo spirito saranno pieni, ma forse il tuo stomaco inizierà a brontolare! Ed è qui che entra in gioco un altro piccolo grande tesoro di Aquileia: la Pasticceria Mosaico Cocambo. 🤤

Immagina di concludere la tua giornata di esplorazione con una pausa golosa, un momento di puro piacere per il palato. La Pasticceria Mosaico Cocambo non è solo un luogo dove gustare dolci, è un’esperienza sensoriale che si integra perfettamente con la magia di Aquileia. Il nome stesso, “Mosaico”, evoca subito l’arte millenaria della città, un’arte che qui viene reinterpretata sotto forma di creazioni dolciarie. 🍥

Pasticceria Mosaico - AquileiaQuesta pasticceria è un inno alla tradizione e all’innovazione. Qui troverai una vasta selezione di prodotti, dai grandi classici della pasticceria italiana e friulana a creazioni originali che ti lasceranno a bocca aperta. Immagina di assaggiare un tiramisù cremoso, preparato secondo la ricetta tradizionale, con ingredienti freschi e di alta qualità. Oppure lasciati tentare da una fetta di Sacher Torte, ricca e intensa, o da una crostata di frutta fresca, un’esplosione di sapori e colori. 🍓🍇🍎

Ma non è tutto! La Pasticceria Mosaico Cocambo è anche rinomata per le sue specialità. Potresti trovare dolci che richiamano i mosaici di Aquileia, veri e propri capolavori di pasticceria che sono un piacere per gli occhi e per il palato. Magari un biscotto decorato con un pattern romano, o una tortina ispirata ai colori vibranti dei pavimenti della Basilica. pasticceria mosaicoOgni dolce è realizzato con passione e maestria, utilizzando solo materie prime selezionate, per garantirti un’esperienza di gusto indimenticabile. 👨‍🍳

E non dimenticare il caffè! Un buon espresso italiano o un cappuccino cremoso per accompagnare il tuo dolce, seduto in un ambiente accogliente e rilassante, magari ripensando alle meraviglie che hai appena visitato. È il modo perfetto per concludere la tua giornata ad Aquileia, un momento di dolcezza che sigilla un’esperienza indimenticabile. La Pasticceria Mosaico Cocambo non è solo un luogo dove mangiare, è un piccolo angolo di paradiso per i golosi, un’oasi di piacere che ti farà tornare a casa con un sorriso e un ricordo dolce nel cuore. ❤️

Quindi, la prossima volta che pianifichi un viaggio, considera Aquileia. Non solo per la sua storia maestosa e i suoi tesori archeologici, ma anche per le delizie che ti aspettano a fine giornata. Sarà un viaggio che nutrirà la tua mente, il tuo spirito e, grazie alla Pasticceria Mosaico Cocambo, anche il tuo palato! Buon viaggio e buon appetito! 😋

Fiume Meduna

Il fiume Meduna è il principale affluente del fiume Livenza, con il quale si unisce nella bassa pianura pordenonese in località Ponti Tremeacque a Ghirano, dopo aver aggiunto al suo percorso le acque dei fiumi Cellina e Noncello.
Nella sua corsa verso la pianura, secolo dopo secolo, il Meduna ha scavato un affascinante canyon dove è possibile ammirare centinaia di piscine naturali di diversa grandezza, forma e profondità, ma tutte accomunate da un colore smeraldo, che attribuisce loro il nome di “Pozze Smeraldine”. Sullo sfondo sono caratterizzate da una vegetazione rigogliosa e incontaminata, situate in un paesaggio del tutto autentico all’interno del Parco naturale delle Dolomiti Friulane.

Il fiume Meduna, che si estende per circa 85km, ha origine nella catena principale delle Dolomiti Friulane. Un suo ramo nasce dal Monte Burlatòn e scorre per circa 8 km col nome di “Canal Grande di Meduna”; a Selis scorre il “Canal Piccolo di Meduna”, che invece deve le sue origini al Monte Caserine Alte.

Valli del Natisone

Esiste un angolo d’Italia dove il tempo sembra essersi fermato, un luogo in cui la natura si esprime con una forza primordiale e la cultura è un intreccio di storie antiche, sussurrate in una lingua che sa di confine. Questo luogo sono le Valli del Natisone, un territorio incastonato nel Friuli Venezia Giulia più orientale, a un passo dalla Slovenia, che rappresenta un tesoro nascosto per chi cerca un’esperienza di viaggio autentica, lontana dalle rotte del turismo di massa.

Piccolo borgo delle Valli del Natisone
Piccolo borgo delle Valli del Natisone

Parlare delle Valli del Natisone significa raccontare di un fiume, il Natisone, che con le sue acque color smeraldo ha scavato e modellato un paesaggio di una bellezza disarmante, dando vita a un ecosistema di valli, boschi, borghi in pietra e tradizioni che resistono tenaci allo scorrere dei secoli. Questo non è solo un luogo da visitare, ma un’anima da scoprire, un’immersione totale in un mondo che premia il viaggiatore lento, curioso e rispettoso.

Un mosaico di paesaggi tra boschi e acque cristalline

Cascate di Kot, comune di San Leonardo
Cascate di Kot, comune di San Leonardo

Il vero protagonista delle Valli del Natisone è, senza dubbio, il fiume stesso. Il Natisone non è un semplice corso d’acqua; è la linfa vitale che definisce l’identità di questa terra. Le sue acque, incredibilmente trasparenti e fredde anche in piena estate, assumono tonalità che vanno dal turchese al verde smeraldo, creando pozze e spiaggette naturali che sono un invito irresistibile a una sosta contemplativa o a un bagno rinfrescante per i più coraggiosi. Il suo percorso sinuoso attraverso le valli disegna scenari in continuo mutamento. In alcuni tratti scorre placido, riflettendo il verde intenso dei boschi circostanti, mentre in altri si fa più impetuoso, creando forre e cascate spettacolari come quelle di Kot o di Stupizza, dove il suono dell’acqua che si infrange sulle rocce diventa la colonna sonora del paesaggio.

Attorno al fiume si estende un manto boschivo vasto e lussureggiante.

Le foreste delle Valli del Natisone sono un patrimonio di biodiversità, dominate da castagni secolari, faggi, querce e carpini. Camminare lungo i sentieri che si addentrano in questi boschi significa entrare in un santuario di silenzio e pace, dove l’unico rumore è quello delle foglie mosse dal vento o del richiamo di qualche animale selvatico. In autunno, il foliage trasforma l’intera area in una tavolozza di colori caldi, dal giallo oro al rosso porpora, offrendo uno spettacolo visivo di rara intensità.

Il paesaggio non è mai monotono; le dolci colline vicino alla pianura friulana lasciano gradualmente il posto a rilievi più aspri e montuosi man mano che ci si avvicina al confine, con cime come il monte Matajur che offrono panorami mozzafiato che spaziano dalle Alpi Giulie fino al mare Adriatico nelle giornate più limpide. Questo mosaico naturale è l’habitat ideale per una fauna ricca, che include caprioli, cinghiali, volpi e una grande varietà di uccelli, tra cui l’aquila reale che talvolta volteggia alta nel cielo.

Un invito all’avventura: trekking, mountain bike e scoperta

Le Valli del Natisone sono un vero e proprio paradiso per gli amanti del turismo attivo e delle attività all’aria aperta. La morfologia del territorio offre infinite possibilità per tutti i livelli di preparazione, dal semplice appassionato di passeggiate alla ricerca di relax fino all’escursionista esperto in cerca di sfide. La rete di sentieri è capillare e ben mantenuta, in gran parte curata dal club alpino italiano, e permette di esplorare ogni angolo di questo mondo selvaggio.

Si possono percorrere antiche mulattiere che un tempo collegavano i piccoli borghi sparsi sui versanti delle montagne, sentieri che si snodano lungo il corso del fiume o percorsi che salgono in quota verso le creste panoramiche. Molti di questi itinerari hanno anche un profondo valore storico, ricalcando le vie percorse durante la prima guerra mondiale, di cui restano ancora oggi tracce visibili come trincee e fortificazioni.

Per gli appassionati di ciclismo, e in particolare di mountain bike, le Valli del Natisone rappresentano un terreno di gioco eccezionale. Le strade forestali, i sentieri sterrati e i single track che attraversano boschi e prati offrono percorsi di diversa difficoltà tecnica e fisica, sempre immersi in un contesto naturale di prim’ordine. Pedalare qui significa unire la fatica sportiva alla gioia della scoperta, fermandosi in un borgo isolato per riempire la borraccia a una fontana di pietra o ammirando una vista improvvisa che si apre tra gli alberi. Anche il fiume Natisone diventa teatro di avventura.

Durante la bella stagione, le sue acque limpide sono perfette per la pratica del kayak, un modo unico per vivere il paesaggio da una prospettiva diversa, pagaiando tra gole suggestive e spiagge tranquille. Per i più adrenalinici, alcuni tratti del fiume e dei suoi affluenti si prestano al canyoning, un’esperienza entusiasmante che combina tuffi, scivoli naturali e calate in corda in un ambiente incontaminato.

Tra storia e spiritualità: i borghi e i santuari da non perdere

Ponte del Diavolo, Cividale del Friuli
Ponte del Diavolo, Cividale del Friuli

Vivere le Valli del Natisone significa anche immergersi in una cultura unica, frutto della sua posizione di frontiera. Qui la cultura friulana si fonde con quella slovena, dando vita a un’identità peculiare che si riflette nella lingua, un dialetto sloveno tutelato e parlato ancora oggi dalla popolazione locale, nelle tradizioni e nell’architettura. La porta d’accesso a questo mondo è spesso Cividale del Friuli, una splendida città patrimonio dell’unesco che, pur non essendo strettamente parte delle valli, ne rappresenta il naturale punto di partenza e il centro culturale di riferimento.

Addentrandosi nel territorio, si scopre un costellazione di piccoli borghi e frazioni dove il tempo sembra essersi cristallizzato. San Pietro al Natisone è considerato il capoluogo delle valli, un centro vivace che ospita un interessante museo multimediale dedicato alla cultura e al paesaggio locale. Ma il vero fascino si trova perdendosi tra i villaggi più piccoli come Pulfero, Savogna o Stregna, caratterizzati da case in pietra con i tipici ballatoi in legno, strette vie acciottolate e un’atmosfera di quiete assoluta.

La ex stazione di Stupizza della ferrovia Cividale-Caporetto
La ex stazione di Stupizza della ferrovia Cividale-Caporetto

Il patrimonio spirituale delle valli è altrettanto ricco e suggestivo. Un luogo di straordinaria importanza è il Santuario della Beata Vergine di Castelmonte, uno dei più antichi d’Italia, arroccato su un’altura da cui si gode una vista spettacolare su tutto il territorio. Da secoli meta di pellegrinaggio, il santuario è un complesso fortificato che emana un’aura di profonda pace e spiritualità.

Un’altra perla di rara bellezza è la Grotta di San Giovanni d’Antro, un luogo magico dove natura e fede si fondono in modo indissolubile. Si tratta di una chiesa costruita all’interno di una grotta naturale, raggiungibile attraverso una scenografica scalinata in pietra. La sua storia affonda le radici in epoche remote, essendo stata un luogo di culto pagano prima e un rifugio difensivo poi, come testimonia la sua imponente struttura. Visitare questi luoghi significa compiere un viaggio non solo nello spazio, ma anche nel tempo e nello spirito.

La gubana, dolce anima delle valli del Natisone!

Gubana
Gubana

Nessun viaggio nelle Valli del Natisone può dirsi completo senza aver assaggiato il suo dolce simbolo, la gubana. Questo non è un semplice dessert, ma un pezzo della storia e dell’identità di questa terra, un dolce delle feste la cui ricetta si tramanda di generazione in generazione.

La gubana si presenta con la sua caratteristica forma a chiocciola, una pasta dolce lievitata che racchiude al suo interno un ripieno ricco e sontuoso. Il suo cuore è un tripudio di sapori e profumi: noci tritate, uvetta, pinoli, zucchero, burro, scorza di limone e arancia, e spesso un goccio di grappa o rum per legare gli aromi. Ogni famiglia e ogni pasticcere ha la sua piccola variante segreta, quel tocco personale che rende ogni gubana leggermente diversa dall’altra, ma sempre squisita.

Azzida, il borgo delle Valli dove ha sede Giuditta Teresa
Azzida, il borgo delle Valli dove ha sede Giuditta Teresa

Tradizionalmente preparata per le grandi occasioni come il Natale e la Pasqua, oggi la gubana si può gustare tutto l’anno, rappresentando il souvenir perfetto da portare a casa o il modo più dolce per concludere un pasto a base di prodotti tipici locali.

Per un’esperienza che unisce gusto e tradizione, una sosta è d’obbligo ad Azzida, una piccola frazione nel cuore delle valli. Qui si trova la dolciaria artigianale Giuditta Teresa, un nome che è diventato sinonimo di eccellenza nella produzione di questo dolce. Assaggiare una fetta della loro gubana, preparata secondo i dettami della più antica tradizione, è un’esperienza sensoriale indimenticabile.

Per esaltarne al massimo il sapore, l’abbinamento perfetto è con un bicchierino di Slibowitz, una grappa di prugne di origine slava, intensa e aromatica, che con la sua forza alcolica pulisce il palato e bilancia la ricchezza del ripieno. Questo connubio rappresenta la sintesi perfetta dell’anima di frontiera delle Valli del Natisone, un incontro di dolcezza italiana e spirito slavo.

Conosci meglio la dolciaria Giuditta Teresa:

Un viaggio oltre il tempo

In conclusione, le Valli del Natisone sono molto più di una destinazione geografica. Sono un’esperienza immersiva, un invito a rallentare il passo e a riconnettersi con una dimensione più autentica e umana del viaggiare. Sono un territorio che chiede di essere esplorato con curiosità, che si svela poco a poco a chi sa ascoltare il mormorio del fiume, il fruscio delle foglie nei boschi e le storie silenziose custodite tra le pietre dei suoi antichi borghi.

Che siate alla ricerca di avventura sui sentieri di montagna, di pace spirituale in un santuario isolato o del piacere goloso di una fetta di gubana, qui troverete una risposta. Un viaggio nelle Valli del Natisone è un ritorno all’essenziale, la scoperta di un Friuli segreto e selvaggio che rimane impresso nel cuore e nella memoria, come il colore indimenticabile delle acque del suo fiume.

Cordenons

La prima citazione storica di Cordenons si trova in un diploma del re d’Italia Berengario I, risalente al 5 maggio 897. Il termine indicava un ampio territorio che, almeno dall’epoca carolingia o forse longobarda, doveva essere riservato all’autorità regia o imperiale.
Fino a metà del XIX secolo, attraverso Cordenons passava la strada statale che da Pordenone portava al Tagliamento, al Friuli centrale e quindi in Austria.

Dal punto di vista ambientale, Cordenons è un punto di incontro; infatti nel territorio comunale si fondono due grandi ecosistemi diversi e al contempo strettamente collegati: le Magredi e le Risorgive.
Nel punto in cui i torrenti Cellina e Meduna sprofondano nella falda acquifera si formano le Magredi, cioè delle zone povere d’acqua, aride e sassose. Dove invece le acque dei due torrenti riaffiorano si formano le Risorgive, zona argillosa che frena le acque e crea le cosiddette “olle”, cioè acquitrini di acqua pura. Molto conosciute sono le Risorgive di Vinchiaruzzo.
Tali ecosistemi ospitano grandi varietà di specie animali e vegetali, anche rare o in via d’estinzione, e rappresentano lo straordinario patrimonio naturalistico di Cordenons, riconosciuto a livello internazionale con due Siti di Importanza Comunitaria (SIC): Magredi del Cellina e Risorgive del Vinchiaruzzo.

Cordenons è caratterizzato da un’economia bilanciata tra una fiorente agricoltura e un vivaio di piccole e medie aziende artigianali e industriali; nonostante ciò presenta anche una vivace vita culturale, grazie all’organizzazione di iniziative culturali, come eventi o mostre, presso il Centro Culturale “A. Moro”.

Colli Orientali del Friuli

C’è un angolo d’Italia dove la geografia, la storia e la passione umana si fondono per creare un paesaggio di rara bellezza e vini di straordinaria personalità. Stiamo parlando dei Colli Orientali del Friuli, un territorio che si dispiega come un anfiteatro naturale nella parte più orientale del Friuli Venezia Giulia, protetto a nord dalle Alpi Giulie e mitigato a sud dalle brezze dell’Adriatico. Visitare questa terra non significa semplicemente fare enoturismo; significa intraprendere un viaggio sensoriale profondo, alla scoperta di un’autenticità che resiste al tempo e alle mode, custodita gelosamente da vignaioli che sono prima di tutto custodi di un patrimonio inestimabile.

Il Segreto nella Terra: la “Ponca” e un Terroir Inimitabile

Ponca, terreno
Ponca, terreno

Per comprendere veramente l’anima dei vini dei Colli Orientali del Friuli, bisogna partire dal basso, letteralmente dalla terra. Il segreto geologico che rende questo terroir unico al mondo ha un nome evocativo e potente: la “ponca”. Non si tratta di un suolo comune, ma di un’alternanza stratificata di marne (argille) e arenarie di origine eocenica, formatesi milioni di anni fa dal sollevamento dei fondali marini.

Questo suolo, compatto e apparentemente povero, è in realtà un tesoro di sali minerali e microelementi. La ponca costringe le radici della vite a una lotta incessante per trovare nutrimento, spingendole in profondità e limitando naturalmente la vigoria della pianta. Da questa fatica, da questa sofferenza controllata, nascono uve di una concentrazione e di una complessità aromatica eccezionali. I vini che ne derivano possiedono una spina dorsale di sapidità e una mineralità quasi salina, una firma inconfondibile che li rende riconoscibili e incredibilmente longevi.

Camminare in un vigneto dei Colli Orientali dopo una pioggia estiva significa percepire quel profumo unico, un misto di pietra bagnata e sentori minerali, che è il primo, vero biglietto da visita di questo straordinario territorio.

Un Mosaico di Paesaggi: la Bellezza Scenica dei Colli

Ponte del Diavolo, Cividale del Friuli
Ponte del Diavolo, Cividale del Friuli

Il suolo eccezionale è la base su cui si dipana un paesaggio di una bellezza struggente e armoniosa. Le colline non sono mai aspre o imponenti; si susseguono in un moto ondulatorio dolce e sinuoso, creando prospettive che cambiano a ogni curva. I vigneti, coltivati con una precisione quasi maniacale, pettinano i pendii disegnando geometrie perfette che si alternano a macchie di bosco, oliveti e piccoli borghi storici arroccati sulle cime. Guidare senza fretta lungo le strade che collegano centri come Buttrio, Manzano, Corno di Rosazzo e Prepotto è un’esperienza che rigenera lo spirito. Il panorama è un susseguirsi di cartoline viventi: un filare che segue perfettamente il crinale di una collina, un casolare in pietra restaurato con gusto, un campanile solitario che svetta contro il cielo azzurro.

Abbazia di Moggio Udinese
Abbazia di Moggio Udinese/Rosazzo

In questo contesto, spiccano gioielli di storia e cultura come Cividale del Friuli, antica capitale del primo ducato longobardo in Italia e oggi patrimonio dell’UNESCO. Passeggiare per le sue vie, attraversare l’iconico Ponte del Diavolo e visitare il Tempietto Longobardo significa fare un tuffo in secoli di storia. Altro faro spirituale e vitivinicolo del territorio è l’Abbazia di Rosazzo, un complesso millenario che domina le colline circostanti. Da sempre centro di cultura e agricoltura, l’abbazia è ancora oggi circondata da vigneti che testimoniano il legame indissolubile tra fede, lavoro e vino in questa terra.

L’Anima nel Calice: un Patrimonio di Vitigni Autoctoni

Se il paesaggio è la cornice, il vino è il capolavoro. I Colli Orientali del Friuli sono la culla di una straordinaria biodiversità viticola, con una schiera di vitigni autoctoni che rappresentano la vera ricchezza della zona. Il re indiscusso dei bianchi è il Friulano, un vino che incarna l’essenza del territorio. Nel bicchiere si presenta con un colore giallo paglierino e regala profumi delicati di fiori di campo, pera e, soprattutto, una caratteristica nota finale di mandorla amara. La sua piacevolezza e la sua struttura equilibrata lo rendono un vino versatile e gastronomico per eccellenza.

Accanto a lui, brilla la Ribolla Gialla, un vitigno antico che ha vissuto una vera e propria rinascita. È il vino della freschezza e della vivacità, con la sua acidità scattante e i suoi profumi agrumati e floreali. Perfetta come aperitivo, nelle sue versioni più complesse e macerate rivela una profondità sorprendente. La tavolozza dei bianchi si completa con la Malvasia, aromatica e suadente, e con vitigni internazionali come Sauvignon e Pinot Grigio, che qui, grazie alla ponca, acquisiscono una finezza, una mineralità e un’eleganza uniche.

Sul fronte dei rossi, i Colli Orientali sfoggiano un carattere deciso e unico. Lo Schioppettino, coltivato principalmente nella sottozona di Prepotto, è un vino affascinante. Dal colore rubino scarico, sorprende al naso con un’esplosione di pepe nero, piccoli frutti rossi e note speziate. In bocca è elegante, scattante e di grande bevibilità, un rosso che rompe gli schemi. Il Pignolo, al contrario, è un vitigno potente e austero, un gigante che richiede pazienza. Tannico e strutturato da giovane, ha bisogno di lunghi anni di affinamento per smussare le sue asperità e rivelare un bouquet complesso di prugna, tabacco, cuoio e liquirizia. È un vino da meditazione, profondo e indimenticabile. Infine, il Refosco dal Peduncolo Rosso, con il suo carattere vigoroso e i suoi profumi di mora selvatica e sottobosco, rappresenta l’anima più tradizionale e schietta della viticoltura rossa friulana.

L’Arte dell’Accoglienza: Due Perle Vitivinicole da Scoprire

L’enoturismo nei Colli Orientali è un’esperienza autentica, basata sul contatto diretto con chi il vino lo crea. Le cantine sono spesso a conduzione familiare, luoghi dove si viene accolti non come clienti, ma come ospiti. In questo panorama di eccellenza, due aziende incarnano perfettamente lo spirito del territorio.

A Ipplis di Premariacco, l’azienda agricola Ermacora è un punto di riferimento per la qualità e la coerenza. Portando avanti con passione il lavoro iniziato dal padre, Dario e Luciano Ermacora coltivano i loro vigneti con un rispetto quasi sacrale per l’ambiente e una meticolosa attenzione al dettaglio. I loro vini sono un esempio di pulizia ed eleganza, capaci di esprimere la mineralità della ponca con una precisione stilistica impeccabile. Assaggiare il loro Friulano o la loro Ribolla Gialla significa cogliere l’essenza più pura del vitigno e del terroir, in un equilibrio perfetto tra frutto e sapidità. Una visita alla loro cantina è un’immersione in una storia familiare fatta di dedizione e di una ricerca costante dell’eccellenza.

Spostandosi a Dolegnano, nel cuore di una delle aree più vocate della denominazione, si incontra l’azienda agricola Di Gaspero . Anche qui è la famiglia a essere il motore di tutto, con una visione che unisce saldamente la tradizione a un approccio moderno e sostenibile. L’attenzione alla vitalità del suolo e alla valorizzazione dei vitigni autoctoni è massima. I vini di Di Gaspero sono espressioni vibranti e territoriali, che raccontano senza filtri il carattere della loro terra. Le loro interpretazioni di Refosco e Schioppettino sono cariche di personalità e frutto, mentre i bianchi, come il loro Sauvignon, dimostrano come anche i vitigni internazionali possano trovare una dimensione unica e fortemente identitaria sui Colli Orientali. Essere accolti da loro significa condividere una passione contagiosa per la vigna e per un lavoro fatto con cura e amore.

Oltre il Vino: Vivere i Colli Orientali a 360 Gradi

I Colli Orientali del Friuli offrono molto più che semplici degustazioni. È un territorio ideale per un turismo lento e consapevole. Gli amanti del trekking e del cicloturismo troveranno una fitta rete di sentieri e strade secondarie a basso traffico che si snodano tra le colline, offrendo scorci mozzafiato. Percorrere in e-bike l’itinerario che da Cividale sale verso l’Abbazia di Rosazzo per poi ridiscendere tra i vigneti è un modo meraviglioso per assorbire l’energia del paesaggio.

Gubana
Gubana

La gastronomia locale è il complemento perfetto dei vini del territorio!

È d’obbligo assaggiare il Prosciutto di San Daniele, il formaggio Montasio in diverse stagionature, i salumi d’oca e, soprattutto, la Gubana, dolce originariamente tipico delle Valli del Natisone, abbinabile alla perfezione con i vini friulani più dolci, e  quelli spumantizzati… un sontuoso dolce a base di pasta lievitata con un ripieno ricco di noci, uvetta, pinoli, mandorle e grappa, simbolo della cucina delle feste e della tradizione mitteleuropea.

Colli Orientali del Friuli: un’Esperienza da Vivere e Ricordare

In conclusione, un viaggio nei Colli Orientali del Friuli è un’esperienza immersiva e totalizzante. È la scoperta di un’Italia meno conosciuta ma profondamente autentica, dove il ritmo è dettato dalla natura e il rapporto tra uomo e terra è ancora un valore sacro. È un invito a rallentare, a degustare con attenzione, ad ascoltare le storie dei vignaioli e a lasciarsi incantare da un paesaggio che sa essere dolce e forte allo stesso tempo. È un tesoro nascosto, un mosaico di sapori, profumi e colori che attende solo di essere scoperto, un calice alla volta.

Val Canale

Definita penisola linguistica in quanto confinante con Austria e Slovenia, la Val Canale ospita boschi selvaggi, imponenti montagne e limpidi laghi. Essa separa le Alpi Carniche, a ovest, dalle Alpi Giulie a est.
A livello linguistico la Valle rappresenta un caso unico nel panorama culturale europeo, poiché al suo interno coesistono parlanti neo-latini (friulani ed italiani), germanici (Carinziani germanofoni) e slavi (sloveni).
I centri principali della Valle sono: Tarvisio, Malborghetto-Valbruna e Pontebba.
La Valle vive di turismo e dipende prevalentemente dal turismo invernale, con le sue piste da scii, rifugi e centri benessere, anche se in realtà anche nel periodo estivo risulta una zona molto amata!

Vi sono molti eventi legati alla tradizione: tra questi molto particolare è la sera del 5 dicembre in cui tutti gli abitanti aspettano l’arrivo di S. Nicolò accompagnato dai Krampus, creature diaboliche e al servizio del Santo che vanno alla ricerca e “puniscono” tutti i bimbi cattivi. È un evento tanto atteso e sentito dagli abitanti locali, così come cattura l’interesse di molti turisti.
Altro avvenimento interessante è la “Maja”: avviene durante l’inizio dell’estate, quando i ragazzi che diventeranno maggiorenni abbattono un albero della foresta per poi addobbarlo, farlo sfilare lungo le vie del paese e infine issarlo al centro del paese. È un evento che simboleggia la loro l’entrata nella società e l’albero rappresenta il vigore della natura che esplode e dà i propri frutti. Ad ogni bar o ristorante c’è una piccola festa con canti, balli e brindisi.

Dolomiti Friulane

Le Dolomiti Friulane, dette anche Dolomiti d’Oltre Piave, sono un gruppo delle Prealpi Carniche e si estendono tra la provincia di Udine e di Pordenone, sovrastando quindi l’alta pianura del Friuli-Venezia Giulia occidentale. L’area si estende su una superficie di 37.000 ettari.

Difficilmente accessibili, spiccano per la loro bellezza e suggestione. Il territorio è caratterizzato da estese vallate che si addentrano tra le vette dolomitiche, ideali quindi per escursioni, trekking e arrampicate.
Tra le diverse valli, quelle più grandi e dotate di centri abitati sono la Valcellina, la Valle del Tagliamento, la Val Colvera e la Val Tramontina. Esse sono divise in quattro gruppi montuosi: il Gruppo della Cridola, il Gruppo Spalti-Monfalconi, Gruppo del Duranno e Gruppo del Pramaggiore.

Le Dolomiti Friulane rientrano nella lista del Patrimonio mondiale naturale dell’UNESCO.
Il territorio, lontano dal turismo di massa, è protetto dal Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, creato nel 1996 per preservare e valorizzare il patrimonio geologico naturalistico del sistema, e dalla Riserva naturale Forra del Cellina, che tutela l’ambiente della Valcellina (con i comuni di Andreis, Cimolais ed Erto), la Val Meduna (con Frisano e Tramonti di Sopra) e la Val Tagliamento (con Forni di Sopra e Forni di Sotto).

Al confine sud-occidentale del sistema Dolomiti Friulane è visibile l’enorme frana del Vajont.

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San Vito al Tagliamento

San Vito al Tagliamento è un comune della provincia di Pordenone che conta circa 15.140 abitanti, situato nella fertile zona della pianura veneto-friulana e si trova a un’altitudine di trenta metri sul livello del mare; è posto nelle vicinanze del fiume Tagliamento ed è al confine con la provincia di Udine.

Le origini di questa ridente località risalgono già alla preistoria, in seguito fu abitata anche dai Romani e dai Longobardi, ma fu Venezia a dare alla città l’aspetto che vediamo oggi. La città, nota per il suo pittoresco borgo medievale, vanta un centro storico affascinante, dove si possono ammirare il Duomo, con il suo campanile alto 73 m, la Chiesa di Santa Maria dei Battuti e la Torre di San Nicolò. A Prodolone, una frazione del comune di San Vito al Tagliamento, si trova un vecchio mulino ad acqua. Recentemente restaurato, oggi costituisce un “museo vivente” centro di visite didattiche.

La cittadina fu una roccaforte controllata dai patriarchi di Aquileia fino al diciottesimo secolo. Il nome della città è costituito da un agionimo, ma in questo caso specifico la denominazione potrebbe derivare dal latino “vicus” (villaggio), trasformato nel friulano “Vît”.
Il clima è temperato, generalmente umido, con stagioni piovose ed estati molto calde. Le precipitazioni si concentrano solitamente tra marzo e maggio, con una leggera diminuzione nei mesi estivi e un peggioramento tra ottobre e fine novembre.

Fiume Tagliamento

Con 170 km di lunghezza, e un bacino fluviale ampio quasi 3000 km² che scorre per 178 chilometri dalle Dolomiti al mar Adriatico, il Fiume Tagliamento è considerato il più importante del Friuli – Venezia Giulia.

È responsabile di un importante ecosistema fluviale complesso con numerosi navigli d’acqua che si intrecciano su di un letto ghiaioso molto ampio. Il suo contributo all’ecosistema adriatico deriva principalmente dalla qualità delle acque correnti, dai depositi dolomitici bianchi delle Alpi Carniche, dalle dolomiti friulane e dalle rocce vulcaniche che determinano le realtà turistiche di Lignano e Bibione.

Il fiume nasce nei pressi del Passo della Mauria, continuando attraversando tutta la Carnia; costituisce il confine tra Udine e Pordenone e si caratterizza per l’originaria morfologia fluviale a canali intrecciati, che hanno un letto ghiaioso ampio. La persistenza di alvei e corridoi incontaminati, nonché la mancanza di significativi contributi umani lungo il percorso, ne fanno “l’ultimo fiume selvaggio d’Europa”.

Carso

Il Carso per i triestini costituisce un luogo importante, in quanto presenta una caratteristica geologica unica: le rocce che lo costituiscono sono sensibili agli acidi contenuti nella pioggia, e nei millenni sono state corrotte e plasmate dagli agenti atmosferici, provocando il fenomeno conosciuto come carsismo. Il terreno assorbe l’acqua e la convoglia in percorsi e in fiumi sotterranei che attraversano grotte, riemergono in superficie e scompaiono per chilometri. In questa zona si alternano aziende agricole, vigneti, antiche cave di pietra e santuari.

Il nome Carso deriva dalla parola “Carsa” cioè “roccia”, che è la protagonista assoluta del paesaggio carsico. La particolare posizione dell’altopiano conferisce un clima continentale caratterizzato da estati calde e inverni rigidi. La zona carsica è soggetta a uno dei venti più imponenti, la Bora: un vento di nord-est secco e freddo che soffia con direzione costante che può raggiungere i 170-180 km/h.

La leggenda locale del Carso narra che un tempo era una terra verde e rigogliosa, piena di natura, ricca di alberi, fiori e ruscelli. Un giorno dio si accorse che un cumulo di rocce danneggiava l’agricoltura e incaricò l’Arcangelo Gabriele di raccoglierli e gettarli nel golfo. Così l’Arcangelo Gabriele prese tutte le pietre e le mise in un sacco, ma nella strada verso l’adriatico il diavolo bucò il sacco, facendo precipitare tutte le pietre e ricoprendo così l’altopiano di rocce, donando al Carso il suo caratteristico aspetto roccioso.

Fagagna

Se ci dirigiamo nell’immediato nord di Udine possiamo ammirare alcuni dei paesi più belli del Friuli tra cui il borgo Fagagna, già abitata dai romani nel I secolo d.C..
Siamo a pochi chilometri da San Daniele, dove l’aria delle Alpi Carniche incontra l’aria del mare Adriatico, per donare un sapore unico ai salumi prodotti nella zona. Trionfano così le ricette tradizionali del maiale: brovada e muset, salsicce, verze cavoli ecc., il tutto servito con polenta e formaggio di Fagagna e pesât (lardo con verdure ed erbe aromatiche). Fagagna è specializzata anche in piatti d’oca, cucinati alla perfezione in un antico casale ristrutturato. Infine il vino: il più importante è il Picolit, che veniva prodotto nel 1761 dal Conte Asquini.
Altro prodotto tipico del luogo è il famoso “formaggio di Fagagna”.
Nel borgo di Fagagna possiamo ammirare il palazzo municipale, il palazzo della comunità ma soprattutto la suggestiva area collinare dove si trovano i resti del Castello risalente al X secolo, dal quale si può ammirare un bel panorama sulla pianura attorno a Udine. Accanto al Castello si può visitare la Chiesa di San Michele in Castello.

Ogni prima domenica di settembre a Fagagna si tiene la storica corsa degli asini, tradizione che va avanti dal 1861.
Fagagna è anche riconosciuto come il “paese delle cicogne“, grazie all’Oasi dei Quadri, centro avifaunistico nato per salvaguardare la flora e la fauna locali.

Carnia

La parte occidentale delle Alpi Friulane, che si innalzano tra il fiume Fella e l’alto Isonzo, è conosciuta come Carnia, regione storica che si estende principalmente a nord e a est del sistema dolomitico. Il nome Carnia deriva dagli antichi carni, popolazione celtica residente nel bacino del Tagliamento e dell’Isonzo.
Le montagne sono costituite da tre tipi di roccia differente: il calcare, la selce e la dolomia.

Un luogo dove uomo e natura sono in perfetta simbiosi, influenzandosi a vicenda; splendide montagne incrociano le valli, ammorbidite da secoli di interventi da parte dell’uomo, dove si possono scrutare pascoli e boschi curati in ogni dettaglio con amore per il territorio; l’assenza di attività industriali restituisce un paesaggio incontaminato e intimamente legato alle sue origini.Tolmezzo è il capoluogo della Carnia, quasi si trattasse di un territorio con una sua identità e autonomia tale da renderla altro rispetto al resto della regione.
Il clima si presenta fresco in estate ma molto rigido in inverno, ed è caratterizzato da abbondanti piogge e venti impetuosi.

Nel medioevo fu sede di floridi commerci, e a lungo fu parte della Repubblica Serenissima. Insieme ad altri territori, nel 1866, la Carnia passò dagli austriaci all’Italia.