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Autore: admin

Udine da Gustare e Contemplare: un viaggio memorabile alla scoperta dell’Enigma della Luce e i sapori del Friuli

Udine, capoluogo storico del Friuli, è una città che incanta con la sua eleganza discreta, la ricchezza storica e un’atmosfera vivace e accogliente. Spesso definita la “città del Tiepolo” per i numerosi capolavori del celebre pittore veneziano che qui si conservano, Udine offre un viaggio affascinante tra arte, cultura ed enogastronomia, rappresentando un punto di riferimento imprescindibile nel panorama culturale del Friuli Venezia Giulia.

Storia della “Venezia del Friuli”

Fondata secondo la leggenda da Attila, re degli Unni, che qui avrebbe costruito un colle per ammirare l’incendio di Aquileia, Udine vanta una storia millenaria. Divenne un importante centro nel Medioevo sotto il Patriarcato di Aquileia, per poi passare sotto il dominio della Repubblica di Venezia, che ne influenzò profondamente l’architettura e l’urbanistica. L’influenza si manifesta nei portici che abbracciano le piazze cittadine, nelle facciate dei palazzi nobiliari e nell’atmosfera generale che permea il centro storico, con capolavori come la Loggia del Lionello in elegante stile gotico veneziano, il maestoso Castello, e la Loggia con il Tempietto di San Giovanni.

La famiglia Savorgnan, nobile casata friulana che rappresentava gli interessi veneziani, influenzò notevolmente la città, tanto che il loro stemma divenne di fatto quello di Udine. Questa fusione di elementi veneziani con l’identità friulana ha creato un carattere urbano unico, facendo di Udine una vera “Venezia del Friuli”. Ancora oggi, passeggiando per le sue vie, si respira un’aria mitteleuropea arricchita da un inconfondibile tocco veneziano. Udine non è solo storia: è un centro culturale vivace, sede di un’importante università e di numerosi eventi che animano la città durante tutto l’anno.

Cosa visitare a Udine

Castello di Udine

Castello di Udine

Il Castello di Udine, simbolo iconico della città, sorge maestoso su un colle artificiale al centro del tessuto urbano. Contrariamente a quanto si credeva, recenti studi archeologici hanno dimostrato che il colle non è di origine naturale ma fu realizzato dall’uomo in epoca pre-romana, probabilmente durante l’età del Bronzo, tra 3.500 e 3.000 anni fa, rappresentando probabilmente il tumulo artificiale più grande d’Europa.

L’edificio attuale risale al XVI secolo, costruito sulle rovine di una precedente fortezza patriarcale distrutta dal devastante terremoto del 1511. I lavori iniziarono il 3 aprile 1517 su progetto dell’architetto Giovanni Fontana, proseguendo per oltre cinquant’anni con l’intervento di Giovanni da Udine e Francesco Floreani, che completarono il magnifico Salone del Parlamento. Nel corso della sua storia, il castello ha servito diverse funzioni: sede dei Patriarchi di Aquileia fino al 1420, residenza del Luogotenente Veneto durante il dominio della Serenissima, caserma e forte militare (denominato “forte di San Biagio”) sotto l’impero austriaco. Dal 1906 ospita i Musei Civici, che includono una pinacoteca, il Museo archeologico e numismatico, il Museo del Risorgimento e altre importanti collezioni.

Piazza Libertà

Definita la piazza “più veneziana d’Italia in terraferma”, rappresenta il cuore pulsante di Udine, definita “la più bella piazza in stile veneziano sulla terraferma”. Situata ai piedi del Castello, questa piazza storica ha attraversato secoli di cambiamenti, riflessi nelle sue molteplici denominazioni: “Piazza del Vino” nel Medioevo per il mercato che vi si teneva, “Piazza del Comune” nel 1350, “Piazza Contarena” durante il dominio veneziano, “Piazza Vittorio Emanuele II” dopo l’unificazione all’Italia nel 1866, fino all’attuale nome assegnato dopo la Seconda Guerra Mondiale.

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La piazza ospita un armonioso complesso di edifici rinascimentali, tra cui spicca la quattrocentesca Loggia del Lionello in stile gotico-veneziano, iniziata nel 1448 su progetto dell’orafo Nicolò Lionello e ricostruita dopo un incendio nel 1876. Di fronte si erge la Loggia di San Giovanni con la torre dell’orologio, che richiama quella di Piazza San Marco a Venezia. Completano questo spazio urbano monumenti di grande pregio artistico: la fontana rinascimentale di Giovanni Carrara (1542), le colonne con il Leone di San Marco e la statua della Giustizia, le statue di Ercole e Caco (affettuosamente chiamate dai locali “Florean e Venturin”) e la statua della Pace, donata dall’imperatore Francesco I nel 1819 in memoria del trattato di Campoformido.

Loggia del Lionello

Affacciata su Piazza Libertà, la Loggia del Lionello è uno degli edifici storici più rappresentativi di Udine, edificata tra il 1448 e il 1456 su progetto dell’orafo udinese Nicolò Lionello e realizzata dal capomastro capodistriano Bartolomeo delle Cisterne. La sua costruzione fu deliberata il 24 gennaio 1441 quando “in pleno consilio” venne proposta l’edificazione di un nuovo palazzo comunale, ma il progetto definitivo prese forma solo nel giugno 1448, quando Lionello presentò al Consiglio un suo disegno innovativo (definito nei documenti “unum exemplum notabile”) che ottenne l’approvazione di ventitré consiglieri.

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Entrata del Consiglio Comunale

L’edificio si caratterizza per la sua struttura a due piani con rivestimento a fasce alternate di pietre rosa e bianche, dieci arcate nella parte inferiore e una balconata centrale con trifore laterali nella parte superiore. Particolarmente pregevole è la pentafora sul lato settentrionale, arricchita da una cornice a dentelli e tondi in pietra raffiguranti scene religiose come l’Annunciazione e bassorilievi degli evangelisti. La prima riunione del consiglio cittadino nell’edificio completato si tenne nel 1455, un anno prima del suo completamento ufficiale nel 1456. Nel corso dei secoli la Loggia ha subito diverse modifiche, tra cui importanti lavori di decorazione della facciata nel 1548 su disegno di Giovanni da Udine, fino a diventare il simbolo indiscusso della città friulana.

Duomo di Udine

La Cattedrale di Santa Maria Annunziata, comunemente nota come Duomo di Udine, è un monumento nazionale dal 1940. La sua costruzione iniziò nel 1236 per volere del patriarca Bertoldo di Andechs-Merania sul luogo dove sorgeva una chiesa dedicata a San Girolamo. Inizialmente dedicata a Sant’Odorico e progettata secondo modelli francescani, la chiesa fu consacrata nel 1335 dal patriarca Bertrando di Saint Geniès con il titolo di “Santa Maria Maggiore”, per poi assumere definitivamente il titolo di Annunziata nel 1735.

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Navata centrale

L’edificio ha subito numerose trasformazioni nel corso dei secoli: gravemente danneggiato dal terremoto del 1348, fu restaurato dal maestro veneziano Pierpaolo dalle Masegne che modificò il rosone della facciata; nel Settecento subì una radicale “riforma” barocca affidata all’architetto veneziano Domenico Rossi, che tra il 1714 e il 1717 trasformò l’aula gotica sostituendo le volte a crociera della navata centrale con un’unica volta a botte e creando un’illusione di edificio a cinque navate attraverso le cappelle laterali comunicanti. Nella facciata romanico-gotica in mattoni spicca il Portale della Redenzione, prezioso elemento che richiama importanti temi cristiani.

Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo

Museo diocesano e gallerie del Tiepolo
Scalone d’Onore

All’interno del Palazzo Arcivescovile si trova il Museo Diocesano, famoso soprattutto per le Gallerie del Tiepolo, che conservano uno dei nuclei più importanti di affreschi realizzati dal grande pittore veneziano Giambattista Tiepolo. La collezione, che comprende circa 700 opere dal XII al XIX secolo, è organizzata in quattro sezioni espositive che valorizzano il ricco patrimonio storico-artistico proveniente dal territorio diocesano.

Il percorso museale si articola attraverso ambienti di straordinario valore: si inizia dallo Scalone d’onore con la “Caduta degli angeli ribelli” (1726) di Tiepolo, per proseguire nella Sala Rossa con “Il Giudizio di Salomone” (1729) e culminare nella sfarzosa Galleria degli Ospiti, decorata con le “Storie dei patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe” (1727-1728). Oltre ai capolavori tiepoleschi, il museo vanta una notevole collezione di sculture lignee, tra cui spiccano la raffinata “Santa Eufemia” (1350), la “Pala d’altare” (1488) di Domenico da Tolmezzo e il “Redentore” di Giovanni Martini, insieme a preziose oreficerie, vetri dipinti della Collezione Ciceri e una ricca pinacoteca.

“Mimmo Jodice. L’enigma della luce” al Castello di Udine

Il Castello di Udine ospita fino al 4 novembre 2025 la straordinaria mostra “Mimmo Jodice. L’enigma della luce“, un’esposizione che celebra oltre cinquant’anni di carriera di uno dei più influenti maestri della fotografia italiana contemporanea.

Allestita nel suggestivo Salone del Parlamento e nelle sale attigue della Galleria Arte Antica, la mostra presenta 140 fotografie realizzate dal maestro napoletano tra il 1964 e il 2015, offrendo ai visitatori un’immersione completa nel suo universo artistico.Mimmo Jodice _l'enigma della luce

Curata da Silvia Bianco, Alessandra Mauro e Roberto Koch, in collaborazione con Angela Salomone Jodice, Barbara Jodice e Suleima Autore, l’esposizione si sviluppa come un percorso tematico che esplora le molteplici sfaccettature dell’opera di Jodice. Nato a Napoli nel 1934, l’artista ha iniziato la sua carriera come autodidatta nel disegno e nella pittura, per poi dedicarsi completamente alla fotografia, trasformandola da mezzo descrittivo a potente strumento creativo.

Il percorso espositivo si articola in diverse sezioni tematiche che evidenziano gli aspetti più significativi della ricerca artistica di Jodice. La prima area è dedicata alla sua sperimentazione tecnica, alle lunghe ore trascorse in camera oscura e al caratteristico equilibrio tra bianco e nero, scelta espressiva prediletta dall’artista per la sua autenticità e potenza comunicativa. Seguono le sezioni dedicate alle città, con particolare attenzione a Napoli e a un interessante nucleo di fotografie realizzate a Trieste nel 1985, oltre a scatti che si spingono oltre i confini nazionali.

 

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“Eden”

Di particolare rilievo è la serie “Eden” (1995), presentata integralmente nei suoi 44 scatti, dove la natura morta diventa critica silenziosa alla violenza del desiderio e alla costruzione artificiale dei bisogni contemporanei. Il percorso si conclude con una sezione dedicata al mare, elemento fondamentale nell’immaginario di Jodice, simbolo di silenzio e orizzonte interiore.

Come sottolineano i curatori, Jodice è “un viaggiatore incantato” che non scatta immediatamente, ma attende il manifestarsi della meraviglia, creando immagini che trascendono la semplice documentazione per diventare “antichi oracoli sibillini”. La sua ricerca artistica ha attraversato diverse fasi: dalle sperimentazioni concettuali all’attenzione per le crisi sociali, dal racconto del patrimonio culturale italiano all’indagine sui frammenti della nostra storia, collaborando con artisti del calibro di Andy Warhol, Sol LeWitt, Joseph Beuys, Jannis Kounellis e Alberto Burri.

Fotografia di Mimmo Jodice

Per arricchire l’esperienza dei visitatori, i Civici Musei di Udine hanno organizzato visite guidate con degustazione ogni giovedì alle 18:00, con prenotazione obbligatoria e un massimo di 25 persone per gruppo. Inoltre, è prevista un’offerta didattica specifica per le scuole primarie e secondarie. Da segnalare anche la convenzione che permette ai possessori di biglietti per le partite dell’Udinese di usufruire di un ingresso ridotto per visitare la mostra e i Musei del Castello.

Fotografia di Mimmo Jodice

La mostra è aperta da martedì a domenica dalle 10:00 alle 18:00, con chiusura il lunedì. Un’occasione imperdibile per scoprire l’opera di un artista che ha fatto della fotografia un linguaggio artistico a pieno titolo, esplorando l’enigma della luce attraverso uno sguardo capace di cogliere la poesia nascosta nella realtà.

 

 

Esperienze Indimenticabili nei dintorni di Udine

La provincia di Udine offre numerose attrazioni che meritano una visita, trasformando un soggiorno nella città friulana in un’esperienza ricca di scoperte culturali e naturalistiche. A pochi chilometri dal centro cittadino si aprono paesaggi variegati e borghi storici che raccontano secoli di storia e tradizioni.

Vivere la città

Oltre ai principali monumenti, perdersi tra le vie del centro storico di Udine è un’esperienza affascinante. Si possono scoprire angoli nascosti, palazzi storici meno noti ma di grande bellezza, e le caratteristiche rogge che attraversano la città. Non mancano gallerie d’arte e botteghe artigiane. Per un’esperienza più innovativa, “Belpaese Express” propone un nuovo concetto di visita turistica: un gioco interattivo all’aria aperta che trasforma l’esplorazione della città in un’avventura coinvolgente. Utilizzando solo uno smartphone e una connessione internet, i partecipanti possono “viaggiare nel tempo” e scoprire Udine attraverso sfide e indovinelli.

Gli sportivi possono approfittare della visita allo stadio cittadino, apprezzato per l’ampia disponibilità di parcheggio e l’ottima visuale grazie alla vicinanza del campo. Un’esperienza particolarmente suggestiva è la salita al Castello di Udine, che regala una vista panoramica a 360° sul centro città e sulle montagne circostanti.

 

 

Immergersi nella natura

Lago Inferiore Fusine
Lago Inferiore

Per chi invece desidera esplorare la natura ed immergersi in paesaggi mozzafiato, Udine rappresenta un ottimo punto di partenza per escursioni verso località di grande interesse

Le Valli del Natisone, con i loro paesaggi incontaminati, rappresentano un paradiso per gli escursionisti. I sentieri che attraversano boschi rigogliosi conducono a luoghi di interesse come il Santuario di Castelmonte, uno dei più antichi luoghi di pellegrinaggio del Friuli, situato su una collina che offre viste panoramiche mozzafiato.

Per gli amanti della natura, i Laghi di Fusine rappresentano una destinazione magica. Situati nel comune di Tarvisio, sotto il monte Mangart e a pochi chilometri dal confine con la Slovenia, questi due laghetti di origine glaciale (Lago Superiore e Lago Inferiore) sono caratterizzati da acque cristalline e si trovano nell’area protetta del Parco naturale dei Laghi di Fusine. La loro bellezza naturale offre un’esperienza rigenerante in ogni stagione dell’anno.

Il Lago di Cavazzo, noto anche come Lago dei Tre Comuni, è il più grande lago naturale del Friuli Venezia Giulia. Con le sue acque cristalline, offre opportunità di relax e attività all’aria aperta come nuoto, canottaggio e passeggiate panoramiche lungo le rive ben attrezzate con aree di sosta e punti di osservazione.

Gastronomia locale

Oltre alle visite culturali, Udine offre una vasta gamma di esperienze per tutti i gusti. Udine è il punto di partenza ideale per esplorare le colline circostanti, costellate di cantine dove degustare il Friulano, il Ribolla Gialla, il Refosco dal Peduncolo Rosso e molti altri vini locali, magari accompagnati dal formaggio di Pezzata Rossa Italiana. A pochi chilometri da Udine, i comuni di Buttrio e Pavia di Udine offrono esperienze autentiche che completano perfettamente un itinerario nella regione friulana. Buttrio, conosciuta come “Città del vino”, si distingue per la sua vocazione enologica e il ricco patrimonio culturale. Pavia di Udine offre invece un affascinante itinerario storico-artistico incentrato sulle ville venete, testimonianza dell’influenza veneziana in questo territorio

La Fattoria di Pavia

La fattoria di pavia

L’esperienza gastronomica alla Fattoria include la degustazione di un’ampia varietà di prodotti di produzione propria, dai salumi ai formaggi misti, dalle verdure di stagione ai piatti caldi come gnocchi fatti in casa, frittata e hamburger di Pezzata Rossa Italiana, concludendo con il rinomato gelato fiordilatte prodotto in loco. Il locale, rustico ma accogliente, dispone di un negozio adiacente dove è possibile acquistare i prodotti dell’azienda agricola. Un’esperienza particolarmente apprezzata dai visitatori è il pranzo o la cena in questo ambiente familiare, dove la qualità dei prodotti a km zero si unisce alla cordialità del servizio, creando un’immersione autentica nella tradizione enogastronomica friulana.

Per gli appassionati di enogastronomia che visitano la zona di Udine, un tour alla Fattoria di Pavia rappresenta un’immersione autentica nella cultura rurale friulana, dove tradizione e innovazione si fondono per creare un’esperienza memorabile all’insegna della sostenibilità e del gusto genuino.

Cascina Lavaroni

cascina lavaroni

Cascina Lavaroni, situata a Buttrio a circa 12 km a sud-est di Udine, è un’azienda vitivinicola che incarna l’essenza della tradizione enologica friulana. Fondata negli anni ’50 da Giulio Lavaroni, oggi l’azienda si estende su 8 ettari di terreno a spiccata vocazione vitivinicola ed è gestita dal figlio Marcello, che ha ereditato la passione paterna per la viticoltura. La produzione vinicola di Cascina Lavaroni proviene dalle prestigiose zone D.O.C. dei Colli Orientali del Friuli, dando vita a vini genuini, ricchi di personalità e gradevolezza.

Nel corso degli anni, l’azienda ha ampliato la propria offerta con la ristrutturazione e l’apertura di un ristoro e alloggio agrituristico, dove l’accoglienza familiare dei Lavaroni fa sentire gli ospiti come a casa. Un importante riconoscimento è arrivato nel 2023 con l’ottenimento della certificazione biologica per i vini prodotti, testimonianza dell’impegno dell’azienda verso pratiche agricole sostenibili. I visitatori possono partecipare a degustazioni guidate, esplorare i vigneti e scoprire il processo di vinificazione, immergendosi completamente nell’atmosfera autentica di questa realtà agricola friulana che rappresenta un perfetto connubio tra tradizione e innovazione sostenibile.

Gemona del Friuli: dalla mostra fotografica di Elio Ciol alla degustazione di prodotti tipici di qualità

Gemona del Friuli, incastonata tra le Prealpi Giulie, offre un affascinante connubio di arte, storia e tradizioni enogastronomiche. Dalla mostra Sguardi nel tempo di Elio Ciol alle ex Carceri del Castello, fino alle testimonianze storiche come il Castello e il ricordo del terremoto del 1976, senza dimenticare le vicine Venzone e il Parco del Drago, regala un’esperienza autentica nel cuore del Friuli. Tappa imperdibile per i buongustai è il circuito delle Fattorie Friulane, che include l’Agriturismo Londero, la Latteria turnaria di Campolessi e le aziende agricole Cucchiaro e Dreosti, dove è possibile degustare le eccellenze locali tra tradizione e passione per il territorio.

Storia di Gemona

Duomo di Gemona
Duomo di Gemona

Gemona del Friuli vanta una storia millenaria che affonda le radici nell’epoca preistorica. La prima menzione ufficiale risale al 611 d.C., quando Paolo Diacono la descrive come un “castello inespugnabile” nella sua Historia Langobardorum. La posizione strategica di Gemona, punto di passaggio obbligato tra l’Adriatico e i valichi alpini nord-orientali, ne ha determinato l’importanza fin dall’antichità.

Nel Medioevo, Gemona conobbe il suo periodo di massimo splendore. Divenuta libero comune nel XII secolo, la città godeva di importanti privilegi commerciali, tra cui il “Niederlech”, che obbligava i mercanti in transito a sostare e pagare dazi. Questo sistema contribuì alla prosperità di Gemona, che si arricchì di chiese e palazzi signorili. Tuttavia, la conquista veneziana nel 1420 segnò l’inizio di un lungo periodo di declino, interrotto solo nella seconda metà del XX secolo. Nonostante le difficoltà, incluso il devastante terremoto del 1976, Gemona ha saputo rinascere, diventando simbolo di resilienza e ricostruzione, tanto da meritare la Medaglia d’Oro al Valore Civile.

Il terremoto del 1976

Il 6 maggio 1976, alle 21:00, un devastante terremoto di magnitudo 6.5 colpì il Friuli, con epicentro vicino a Gemona del Friuli. Soprannominato “Orcolat” (Orcaccio) dai locali, il sisma causò 989 vittime e oltre 45.000 senzatetto. L’area colpita si estese per circa 5.500 km², coinvolgendo 77 comuni nelle province di Udine e Pordenone.

La ricostruzione, nota come “modello Friuli”, si distinse per efficienza e rapidità. Sotto la guida del Commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, si adottò il principio “dov’erano, com’erano” per ricostruire case e industrie. Nonostante ulteriori scosse a settembre, che causarono altri danni, la ricostruzione fu completata in circa 15 anni, dimostrando la resilienza e la determinazione della comunità friulana. Questo evento segnò anche la nascita della moderna Protezione Civile italiana.

Il Castello di Gemona

Vista dal castello di Gemona
Vista dal castello di Gemona

Il Castello di Gemona, situato sulla cima di un colle a 305 metri di altezza, è un testimone silenzioso della ricca storia della città. Le sue origini risalgono all’XI-X secolo a.C., quando fu fondato come punto strategico di difesa e controllo commerciale. Nel corso dei secoli, il castello ha subito numerose trasformazioni, passando dalle mani dei Romani a quelle dei Longobardi, fino a diventare un imponente complesso fortificato nel Trecento.

La struttura attuale del castello comprende resti della cinta muraria, torri e vari interni accessibili ai visitatori. La torre centrale, nota come torre dell’orologio, è particolarmente distintiva e ospitava la storica “campana della Comunità” del 1784. Nonostante i danni subiti dal terremoto del 1976, il castello è stato oggetto di un attento restauro e oggi offre ai visitatori non solo un tuffo nella storia, ma anche una vista mozzafiato sulla valle sottostante. I giardini pubblici, riaperti nel 2008, sono diventati un luogo di eventi culturali e offrono una spettacolare vista sulle montagne circostanti. L’ingresso al castello è gratuito e non richiede prenotazione, rendendolo una tappa imperdibile per chi visita Gemona.

Elio Ciol. Sguardi nel tempo

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Mostra “Elio Ciol. Sguardi nel tempo”

La mostra “Elio Ciol. Sguardi nel tempo” presso le ex Carceri del Castello di Gemona del Friuli offre un’opportunità unica per immergersi nell’opera di uno dei più grandi maestri della fotografia italiana. Inaugurata il 18 gennaio 2025, l’esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al 15 giugno 2025. Il percorso espositivo attraversa oltre sei decenni di produzione artistica di Ciol, presentando una selezione di opere che catturano l’essenza del Friuli attraverso paesaggi, luci e volti.

Tra le opere più celebri in mostra si trovano i ritratti di Pier Paolo Pasolini e David Maria Turoldo, intensi fotogrammi del film “Gli Ultimi” di Vito Pandolfi, e suggestive fotografie paesaggistiche delle pianure friulane e del Tagliamento. Un’attenzione particolare è dedicata alla documentazione degli affreschi del pittore gemonese Giacomo Brollo nella chiesa di Nova Cerkev in Slovenia, realizzata da Elio Ciol in collaborazione con il figlio Stefano. La mostra, curata dal figlio del Maestro, Stefano Ciol, è il risultato di una collaborazione tra l’Amministrazione comunale di Gemona e numerosi partner culturali, tra cui la Cineteca del Friuli, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva nella storia e nella cultura del territorio friulano.

Giacomo Brollo e Elio CiolIl percorso espositivo della mostra ci conduce in Slovenia, dove Elio e Stefano Ciol hanno compiuto un’intensa esplorazione artistica. Si tratta di un omaggio gli affreschi di Giacomo Brollo, pittore gemonese che nel 1886 adornò la chiesa di S. Leonardo di Nova Cerkev. Brollo dimostra la capacità di fondere l’immaginario religioso con il sentimento nazionale, un’eredità che Ciol fa rivivere con la freschezza e la curiosità dei suoi anni giovanili. Il legame con Gemona, città natale di Brollo, si rafforza ulteriormente nell’opera di Ciol, che ha dedicato particolare attenzione al suo Duomo e alle preziose opere di oreficeria sacra in esso custodite.

Lo storico Fulvio Dell’Agnese ci guida attraverso l’opera di Elio Ciol, sottolineando come il maestro conosca profondamente il Friuli, e riesca a catturarne l’essenza con il suo approccio lirico e poetico, alternando in maniera sapiente terra e aria nelle sue inquadrature. Dai vigneti del Collio, con le loro grafie serrate, ai paesaggi invernali, dove le ombre e i riflessi creano un “stiacciato” di minimi rilievi. Le sue fotografie non si limitano a riportarci una “sezione di realtà” ma testimoniano un “esserci” autentico di fronte alla natura.

Foto del paesaggio friulano di Elio Ciol

Le piante solitarie e contorte, con le loro cicatrici, diventano metafore della condizione umana, mentre il cielo, inizialmente discreto, si impone con la sua potenza, trasformando il paesaggio in una “meteorologia dell’immaginario”. Ci invita a guardare oltre l’apparenza, a scoprire la profondità emotiva e spirituale del paesaggio friulano.

Nelle fotografie di Elio Ciol il paesaggio friulano fa da protagonista. Le sue fotografie catturano l’essenza di Gemona, tra le anse del Tagliamento e le creste montuose. Guardando le foto traspare il ritmo del fiume, non ritraggono solo la bellezza del luogo

Elio Ciol e Pierpaolo Pasolini

ma l’anima più profonda. L’uso sapiente di luce e ombra creano un’immagine suggestiva, memorabile, un’esperienza che invita a riflettere sul rapporto tra uomo e natura.

Durante la Seconda Guerra mondiale i destini di Elio Ciol e Pier Paolo Pasolini si intrecciano a Casarsa, un borgo friulano. Questo legame di amicizia e stima reciproca si presenta nella produzione artistica di entrambi come un filo invisibile, l’identità friulana. Seppur con linguaggi diversi, e a distanza geografica, si può riconoscere lo stesso obiettivo: rappresentare l’anima più autentica del friuli, i contadini, coloro che spesso vengono marginalizzati. Il paesaggio è lo stesso, ma interpretato e rappresentato in maniera diversa. Pasolini, con la sua opera letteraria e cinematografica, ha ritratto un Friuli rurale, in trasformazione, quasi minacciato dal progresso. Ciol invece, attraverso la fotografia, va oltre la rappresentazione, “ascoltando” la natura.

 

Cineteca del Friuli

Situata nel quattrocentesco Palazzo Gurisatti a Gemona del Friuli, la Cineteca è uno dei cinque principali archivi cinematografici italiani. Custodisce circa 23.000 pellicole, 30.000 titoli in formati digitali, 50.000 fotografie e una biblioteca specializzata con oltre 25.000 volumi. Le sue collezioni spaziano dai classici dell’animazione al cinema muto italiano ed europeo, con particolare attenzione ai film e documentari prodotti in Friuli-Venezia Giulia. Oltre alla conservazione, la Cineteca organizza eventi come le Giornate del Cinema Muto di Pordenone, gestisce il Cinema Teatro Sociale di Gemona e collabora con istituzioni internazionali per promuovere la cultura cinematografica.

Attrazioni vicino Gemona

Ciclovia Alpe Adria
Ciclovia Alpe Adria

A pochi chilometri da Gemona si trovano luoghi di grande interesse storico, culturale e naturalistico, perfetti per chi desidera esplorare il territorio.

Tra le mete imperdibili spicca Venzone, un borgo medievale a circa 7 km di distanza, noto per il suo fascino architettonico e la straordinaria ricostruzione dopo il terremoto del 1976. Qui, il Duomo di Sant’Andrea e le mummie naturali custodite nella Cappella di San Michele raccontano secoli di storia e tradizione.

Per chi ama la natura e il relax, il Parco del Drago, situato appena fuori dal centro di Gemona, offre ampi spazi verdi e un campo da basket, trasformandosi d’estate in una suggestiva arena per il cinema all’aperto. Non lontano, il Santuario di Sant’Antonio, dedicato al patrono della città, conserva la cella del santo e la cappella dell’Immacolata, rappresentando una tappa di grande valore spirituale. Da qui, la salita al colle del Castello attraverso la galleria a spirale regala panorami spettacolari sulla vallata.

A circa 5 km da Gemona, il Lago Minisini, di origine glaciale, è il luogo ideale per una passeggiata tra paesaggi incontaminati e fauna acquatica. Nelle vicinanze, il Forte di Monte Ercole, risalente alla Prima Guerra Mondiale, offre un’interessante testimonianza storica con una vista panoramica sulla vallata.

Per gli appassionati di ciclismo, la pista ciclabile Alpe-Adria, che attraversa la zona, è un’opportunità perfetta per esplorare il territorio su due ruote, immergendosi nella bellezza del paesaggio friulano.

Queste tappe, tra storia, natura e tradizione, rendono il territorio attorno a Gemona una destinazione affascinante e autentica.

Itinerari escursionistici nei dintorni di Gemona

Parco naturale delle Prealpi Giulie
Parco naturale delle Prealpi Giulie

Gemona del Friuli offre numerosi itinerari escursionistici che permettono di esplorare la bellezza naturale delle Prealpi Giulie. Uno dei percorsi più popolari è la salita al Monte Cuarnan, una cima panoramica che domina la pianura friulana. L’escursione, adatta anche a escursionisti meno esperti, richiede circa 2 ore e 30 minuti per raggiungere la vetta a 1372 metri, offrendo viste mozzafiato sulla valle sottostante e, nelle giornate limpide, fino al mare Adriatico.

Per gli amanti delle passeggiate più tranquille, l’anello del Monte Cumieli e del Lago Minisini rappresenta un’ottima scelta. Questo percorso di circa 10 km parte da Ospedaletto e conduce attraverso paesaggi variegati fino alla Sella Sant’Agnese, combinando interesse naturalistico e storico. Per i più avventurosi, il grande anello del Monte Cjampon offre una sfida maggiore, con un percorso che attraversa ambienti prealpini tipici e permette di osservare interessanti fenomeni geologici. La rete di sentieri ben segnalati nel Parco Naturale delle Prealpi Giulie offre ulteriori opportunità per esplorare boschi rigogliosi e prati verdi, adattandosi a diverse esigenze e livelli di preparazione fisica

Gastronomia locale

Gemona offre un’esperienza gastronomica autentica che riflette la ricca tradizione culinaria friulana. L’Agriturismo Londero, situato in via della Cartiera 72, è un punto di riferimento per chi cerca sapori genuini e un’atmosfera accogliente. Qui si possono gustare piatti della cucina tradizionale friulana, ideali per pranzi, cene e occasioni speciali. La struttura, immersa nel verde, propone porzioni abbondanti a prezzi adeguati, in un ambiente tranquillo che esalta l’esperienza culinaria.

Per gli amanti dei formaggi, la Latteria di Campolessi, attiva dal 1908, offre degustazioni di formaggi autentici prodotti con metodi tradizionali. Un’altra tappa gastronomica imperdibile è l’Azienda Agricola Cucchiaro, dove si può acquistare il famoso frico, piatto tipico friulano a base di formaggio e patate. Per completare il percorso enogastronomico, si consiglia una visita all’apicoltura Dreosti per l’acquisto di miele locale di alta qualità, testimonianza della biodiversità del territorio.

Un’esperienza gastronomica unica è la Festa del Formaggio di Gemona, un evento annuale che celebra la ricca tradizione casearia della regione. Durante la festa, i visitatori possono partecipare a degustazioni guidate di formaggi provenienti da diverse latterie turnarie, come quelle di Campolessi, Valmorel e Peio

Questi produttori locali non solo offrono delizie gastronomiche, ma rappresentano anche un importante aspetto della cultura e dell’economia locale. Visitare queste realtà permette di comprendere appieno la connessione tra territorio, tradizione e sapori che caratterizza la cucina di Gemona e del Friuli.

Agriturismo Londero: tradizione friulana

azienda agricola londero
Azienda agricola Londero

L’Agriturismo Londero, situato nell’incantevole scenario del gemonese, è un’autentica gemma della tradizione culinaria friulana. Gestito con passione dalla famiglia Londero, questo agriturismo offre un’esperienza gastronomica che risveglia antiche ricette di casa, preparate con ingredienti freschi e genuini di propria produzione.

La struttura, immersa nel verde di Via della Cartiera, accoglie gli ospiti in un ambiente casalingo ma di grande professionalità. Il menu propone piatti tipici come il frico, preparato con il pregiato formaggio della Latteria turnaria di Campolessi, gnocchi al grano saraceno, e specialità a base di anatra. L’agriturismo si distingue anche per la produzione artigianale di confetture e conserve, come la composta di mela e peperoncino, ideale per accompagnare i formaggi locali. Con i suoi 60 posti a sedere e un comodo parcheggio, l’Agriturismo Londero è la cornice perfetta per pranzi, cene e eventi privati, offrendo un’autentica immersione nei sapori e nell’ospitalità friulana.

Latteria turnaria di Campolessi

regole e qualità latteria turnaria di campolessi
Lavorazione formaggio

La Latteria turnaria di Campolessi, fondata nel 1908, rappresenta un prezioso esempio di tradizione casearia friulana ancora viva. Questa latteria è una delle poche rimaste a praticare il sistema turnario, un modello di produzione collettiva che affonda le radici nella storia rurale della regione.

Ogni giorno, la latteria lavora circa 20 quintali di latte proveniente da 15 soci conferitori locali, mantenendo viva una pratica che un tempo era diffusa in tutto il Friuli. I visitatori possono osservare il processo di produzione attraverso una grande vetrata dello spaccio, dove è possibile acquistare formaggi freschi e stagionati, tra cui il rinomato formaggio latteria, presidio Slow Food. La latteria offre anche visite guidate su prenotazione, permettendo ai turisti di immergersi completamente nel mondo della produzione casearia artigianale. Questo impegno nella preservazione delle tecniche tradizionali e nella produzione di formaggi di alta qualità rende la Latteria di Campolessi una tappa imperdibile per gli amanti della gastronomia autentica friulana.

Tradizione casearia Cucchiaro

moseanda cucchiaro latte
Latteria di Moseanda

L’Azienda Agricola Cucchiaro, fondata nel 1976 a Gemona del Friuli, è un esempio di eccellenza nella produzione casearia friulana. Gestita dai fratelli Cucchiaro, l’azienda si è evoluta da un piccolo allevamento di vacche a una realtà produttiva completa, trasformando il proprio latte in formaggi, burro e ricotta di alta qualità.

La peculiarità dell’azienda risiede nell’allevamento di vacche di razza Pezzata Rossa, che durante l’estate pascolano liberamente nella Malga Montasio, conferendo al latte un sapore unico e inconfondibile. L’impegno verso la sostenibilità e la qualità si riflette nell’utilizzo di mais prodotto in azienda e nell’adozione di pratiche agricole rispettose dell’ambiente, con 20 ettari di prati stabili ai margini del fiume Tagliamento.

Tra i prodotti di punta dell’azienda Cucchiaro spicca il frico, piatto tipico friulano a base di formaggio e patate, che rappresenta una vera e propria specialità locale. L’azienda offre ai visitatori l’opportunità di acquistare questo e altri prodotti tipici, permettendo di portare a casa un autentico assaggio della tradizione gastronomica di Gemona e del Friuli.

Apicoltura Dreosti: miele FVG

corrado dreosti azienda agricola dreosti corrado
Corrado Dreosti

L’Apicoltura Dreosti, situata nella pittoresca frazione di Susans di Majano, rappresenta un’eccellenza nel panorama apistico del Friuli Venezia Giulia. Questa azienda familiare, attiva da oltre un secolo, ha tramandato di generazione in generazione la passione e la conoscenza dell’apicoltura, dal nonno all’attuale proprietario Corrado.

Con circa 350 alveari dislocati strategicamente nel territorio pedemontano friulano, l’Apicoltura Dreosti produce una varietà di mieli pregiati che riflettono la ricca biodiversità della regione. Tra le specialità si annoverano il miele di tarassaco, di tiglio-castagno, di castagno puro e diverse varietà di millefiori, ciascuno con caratteristiche organolettiche uniche. L’azienda si distingue per il suo approccio rispettoso verso le api e l’ambiente, lavorando in sinergia con questi preziosi insetti per ottenere un prodotto di alta qualità. Questo impegno verso l’eccellenza e la sostenibilità ha portato l’Apicoltura Dreosti a far parte del circuito virtuoso “Io Sono FVG”, che valorizza i prodotti locali di qualità.

 

Arte e vino: Villa Manin a Passariano con degustazione da Vendrame – Vignis del Doge

Ludovico ManinVilla Manin di Passariano, ultima residenza del doge veneziano Ludovico Manin, offre un’esperienza culturale unica che unisce arte, storia ed enologia.  Il programma espositivo del 2025 è ricco di proposte: la villa ospita mostre temporanee come “Obiettivo 13: Arte e cambiamenti climatici” e “Scooter Italia 1945-70: Design in movimento“, mentre il suo maestoso parco di 18 ettari racconta secoli di simbologia del potere attraverso architettura vegetale e installazioni contemporanee. La cantina Vendrame offre esperienze di degustazione che ci riportano alla tradizione secolare dei vini autoctoni friulani.

Villa Manin, architettura e simbolo del potere

Edificata nel XVII secolo come manifesto della potenza familiare, Villa Manin rappresenta l’apice dell’architettura veneta in terra friulana. Il complesso si sviluppa attorno al corpo centrale affrescato, fiancheggiato da due barchesse e caratterizzato da esedre curvilinee ispirate al colonnato berniniano di San Pietro. Nel salone delle feste, illuminato da lampadari di Murano, Napoleone orchestrò il Trattato di Campoformio nel 1797, episodio cruciale che segnò la fine della Serenissima. L’esposizione “Il re, il Kaiser e le oche” (fino al 31 dicembre 2025) ci racconta la storia del complesso nella prima metà del novecento attraverso l’esposizione di una raccolta di un centinaio di foto d’epoca.

introduzione multimediale napoleoneIl percorso multimediale nella Sala del Trattato di Villa Manin offre un’esperienza immersiva unica che riporta i visitatori alla notte del 17 ottobre 1797. Attraverso tecnologie all’avanguardia, i partecipanti possono rivivere i momenti cruciali della firma del Trattato di Campoformio, con Napoleone Bonaparte come protagonista. L’installazione ricrea l’atmosfera tesa delle trattative, proiettando ologrammi dei personaggi storici e riproducendo dialoghi basati su documenti d’epoca. I visitatori possono osservare da vicino le reazioni di Napoleone e del plenipotenziario austriaco Conte Ludwig von Cobenzl mentre decidono il destino dell’Italia e dell’Europa. Effetti sonori e visivi, come il rumore delle penne che graffiano la pergamena e le ombre tremolanti delle candele, aumentano il realismo dell’esperienza, trasportando il pubblico indietro nel tempo per assistere a un momento che ha cambiato la storia.

Design su due ruote

vespa a villa maninLa mostra “Scooter Italia 1945-70: Design in movimento” a Villa Manin celebra l’età d’oro dello scooter italiano, con particolare attenzione alla Vespa Piaggio. L’esposizione presenta oltre 50 modelli iconici, tra cui la prima Vespa del 1946 progettata da Corradino D’Ascanio. I visitatori possono ammirare l’evoluzione del design, dalla scocca portante rivoluzionaria ai cambi sul manubrio, che resero la Vespa un simbolo di libertà e stile nel dopoguerra.

La mostra include anche rare fotografie d’epoca e documenti originali che illustrano l’impatto culturale dello scooter sulla società italiana. Tra i pezzi più interessanti figurano prototipi mai prodotti e modelli speciali come la Vespa utilizzata nel film “Vacanze Romane“. L’esposizione evidenzia come lo scooter italiano sia diventato un’icona del design Made in Italy, influenzando la moda, il cinema e lo stile di vita degli anni ’50 e ’60.

Carrozze e multimedia interattivi

carrozza a villa maninLa Sala delle Carrozze di Villa Manin ospita una preziosa collezione di carrozze dei secoli XIX-XX, parte del Museo Civico delle Carrozze d’Epoca di Codroipo. Questa esposizione offre uno sguardo affascinante sulla storia del viaggio e del costume, mostrando l’evoluzione dei mezzi di trasporto dall’era delle carrozze trainate da cavalli all’avvento delle prime automobili. L’esperienza è arricchita da un’innovativa installazione multimediale che porta in vita la storia del luogo. Attraverso quadri digitali, i visitatori possono “incontrare” personaggi chiave legati alla villa, come il Doge Lodovico Manin e Napoleone Bonaparte, che raccontano le loro storie e il loro legame con Villa Manin. Un tavolo tattile nella Sala della Stufa permette inoltre di esplorare virtualmente l’architettura del complesso e l’evoluzione del parco, offrendo un’esperienza immersiva che combina storia, tecnologia e arte.

Obiettivo 13: Arte e cambiamenti climatici

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La mostra “Obiettivo 13 – Arte e cambiamenti climatici“, in corso a Villa Manin fino al 27 aprile 2025, riunisce sei artisti contemporanei: Elena Giovanni Betti, Katharina Fleck, Roberto Ghezzi, Maria Elisabetta Novello, Laura Pozzar e Giorgia Severi. Le loro opere creano un dialogo artistico che esplora l’urgenza della crisi climatica, in linea con l’Obiettivo 13 dell’Agenda ONU 2030. L’esposizione nasce da una riflessione sulla vulnerabilità del complesso stesso di Villa Manin: la siccità del 2023 ha prosciugato i laghetti del parco, minacciando la fauna ittica, mentre 50 alberi secolari non sono sopravvissuti all’aumento delle temperature, segnando un mutamento tangibile nel paesaggio.

Le opere in mostra includono:
Le denunce ecologiche di Elena Giovanni Betti e Katharina Fleck, che mappano lo scioglimento dei ghiacciai attraverso installazioni geografiche. Le “Naturografie” di Roberto Ghezzi, dove tele immerse negli ecosistemi catturano le tracce organiche di ambienti in trasformazione. I lavori di Maria Elisabetta Novello che utilizza la cenere come metafora del fuoco distruttivo ma rigenerativo. Le opere di Laura Pozzar che analizzano le catastrofi naturali riflettendo sull’impotenza umana di fronte a eventi estremi. Le ricerche di Giorgia Severi in Papua Occidentale, dove l’artista documenta l’impatto del turismo e dell’inquinamento sugli ecosistemi marini, in un progetto destinato a evolversi fino al 2026.

Il parco di Villa Manin

I 18 ettari del parco di Villa Manin costituiscono un trattato politico vegetale, dove ogni elemento paesaggistico incarna la volontà di controllo territoriale e rappresentazione ideologica della famiglia Manin. Il disegno originario, ispirato ai giardini di Versailles, replicava i codici delle corti europee con un viale principale di 1,2 km orientato nord-sud, diviso geometricamente in settori corrispondenti alle gerarchie sociali. Il sistema idrico, con oltre 2 km di condotte in cotto, simboleggiava il controllo sulle risorse naturali, culminando nella collina artificiale delle Virtù alta 12 metri. La vegetazione stessa diventava strumento politico, con tigli secolari, cedri del Libano disposti a formare una “L” maiuscola, e un tasso monumentale di 200 anni con chioma potata a forma di leone alato.

L’opera Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, realizzata nel parco di Villa Manin come parte della mostra “Terza Terra”, è rimasta una presenza permanente anche dopo la conclusione dell’esposizione temporanea. Questa installazione botanica su larga scala, che si estende per 50 metri, rappresenta il simbolo iconico dell’artista che esprime l’intreccio equilibrato tra artificio e natura. Creata utilizzando 300 alberi di gelso e uno speciale carbone vegetale chiamato biochar per aumentare la fertilità del terreno, l’opera invita i visitatori a riflettere sulla sostenibilità alimentare e sulla produzione agricola. Il “Terzo Paradiso” di Villa Manin si è evoluto in un’opera vivente che continua a crescere e cambiare, simboleggiando la fusione tra il paradiso naturale e quello artificiale creato dall’uomo, e proponendo una visione di un futuro sostenibile in cui tecnologia e natura coesistono in armonia

Vendrame – Vignis del Doge

Famiglia VendrameRadicata nei terreni che furono teatro del potere dogale veneziano, la cantina Vendrame Vignis del Doge fonde tradizione secolare e innovazione sostenibile. L’azienda, fondata nel 1997, coltiva vitigni autoctoni come Refosco e Friulano. Le etichette delle bottiglie riproducono particolari dei disegni dei giardini di Villa Manin andati perduti. Dal 2015, l’azienda ha ottenuto certificazioni etiche come VeganOK e SQNPI, integrando pratiche sostenibili con metodi tradizionali.

Organizzare la visita

Per ottimizzare la visita, si consiglia di arrivare a Villa Manin usufruendo del parcheggio gratuito. Il tour della villa e del parco si svolge dalle 10:00 alle 12:30. Alle 15:00 ci si può spostare alla cantina Vignis del Doge per il tour enologico e la degustazione che dura circa un’ora e 30. È necessario prenotare.  Si raccomanda un abbigliamento comodo per il parco e una giacca per le cantine (15°C costanti)

La Birra artigianale: curiosità e abbinamenti

Cosa c’è di meglio di una bella birra fresca, da gustare insieme agli amici per iniziare la serata? Oppure da accompagnare a un ottimo pasto? Una buona birra può davvero fare la differenza.

Se sei un’amante della birra artigianale, oppure se sei semplicemente curioso, questo articolo fa per te!

agribirrificio villa chazil
Produzione birra artigianale Agribirrificio Villa Chazil

luppolo agribirrificio villa chazil
Luppolo Agribirrificio Villa Chazil

Come si produce la birra

Partiamo dalla produzione di questa bevanda, dalle origini così antiche che si pensa risalire addirittura a 5000 anni fa!

Per parlare della sua produzione, ovvero della birrificazione, è necessario prima introdurre gli ingredienti che compongono la bevanda, ovvero:

  • i cereali, solitamente si usa l’orzo, che vengono trasformati in malto attraverso il processo di germinazione chiamato maltazione;
  • il luppolo, una pianta che viene essiccata e macinata e che conferisce il tipico aroma e il sapore amaro;
  • il lievito, che trasforma il mosto in birra;
  • l’acqua, che, avendo un contenuto di sali minerali diverso in base alla regione, ne definisce il tipo di carattere.

A questo punto possiamo passare alle fasi della birrificazione.

  • Il primo step è quello della maltazione dei cereali, per produrre il malto. Può essere fatto con tutti i cereali, ma solitamente viene preferito l’orzo.
    Il cereale scelto è mescolato con acqua tiepida in vasche di macerazione, così comincia il processo di germinazione. In questa prima fase di produzione, inoltre, l’amido del cereale si trasforma in zuccheri semplici.
  • Il secondo step è quello della macinazione del chicco di cereale, che facilita l’assorbimento dell’acqua, che si mescola con gli zuccheri estratti dal malto.
  • Il terzo step è l’ammostamento. In questa fase il malto essiccato e macinato è mescolato con acqua per avviare il processo volto all’ottenimento del mosto, che converte gli amidi, rilasciati durante la fase di maltificazione, in zuccheri che possono essere fermentati.
  • A questo punto si passa alla cottura del mosto, che è trasferito in un bollitore. Successivamente, ad esso sono aggiunti il luppolo ed eventuali altri ingredienti aromatici.
  • A seguire, il mosto è filtrato, solitamente all’interno di un tino chiamato “centrifuga” per separare le particelle solide del mosto.
  • In seguito, il mosto filtrato viene lasciato raffreddare. In questa fase, è molto importante raffreddare velocemente il mosto, in modo tale che possa raggiungere un livello di temperatura che consenta al lievito di essere aggiunto. Infatti, quest’ultimo non può svilupparsi ad alte temperature.
  • Lo step seguente è quello della fermentazione, che avviene in più fasi. Il suo scopo è quello di trasformare gli zuccheri del mosto in alcol, anidride carbonica, la responsabile della schiuma, e sostanze aromatiche.
  • A questo punto avviene la maturazione o seconda fermentazione, che è infatti l’ultima fase della fermentazione. In questo step la birra è lasciata maturare in grandi tini a basse temperature.
  • A seguire, c’è lo step della filtrazione, che permette alla bevanda di diventare più limpida e trasparente. Questo passaggio non riguarda naturalmente le birre non filtrate, che appaiono infatti più torbide.
  • Tra gli ultimi passaggi della produzione, avviene la pastorizzazione, che, come nel caso della filtrazione, non avviene per tutte le birre. Con questo processo la birra è riscaldata ad alte temperature, per uccidere alcuni microrganismi presenti in essa ed essere conservata più a lungo.
  • Infine, a seguito di un accurato controllo di tutte le caratteristiche organolettiche, avviene l’imbottigliamento.

Forse a questo punto ti starai chiedendo, qual è la differenza tra una birra pastorizzata e una non pastorizzata?
La pastorizzazione è un procedimento volto ad eliminare alcuni microrganismi, attraverso il riscaldamento ad alte temperature. Grazie alla pastorizzazione la birra può essere conservata più a lungo, infatti, questa è una scelta che spesso viene fatta per le birre industriali, che devono durare di più.
I birrifici artigianali, però, scelgono di non pastorizzare le proprie birre, proprio per mantenere intatte tutte le sue caratteristiche e proprietà organolettiche.

Un’altra domanda che potrebbe esserti insorta potrebbe riguardare la differenza tra alta fermentazione e bassa fermentazione.
Prima di tutto la differenza risiede nel tipo di lieviti usati, quelli per la bassa fermentazione necessitano di temperature più basse, mentre quelli per l’alta fermentazione hanno bisogno di temperature più alte.
Per quanto riguarda le caratteristiche specifiche che questi tipi di fermentazione conferiscono alle birre, quelle a bassa fermentazione hanno un corpo più leggero e fresco e un sapore più delicato. Al contrario, quelle ad alta fermentazione sono più corpose e presentano aromi più speziati.

Non ce n’è una meglio dell’altra, va in base ai gusti personali!

Scopri di più in questo video in cui Birrificio Foràn illustra le varie fasi della produzione.

La birra senza glutine

Abbiamo detto che per produrre la birra viene utilizzato soprattutto il malto d’orzo, ma se ne cerchi una senza glutine, niente paura! Esistono anche loro.

Nella produzione di birre senza glutine sono solitamente utilizzati cereali che non contengono il glutine, come il riso o il mais, altrimenti sono prodotte “deglutinando” la bevanda, ovvero rimuovendo il glutine e rendendola “gluten removed” grazie all’utilizzo di enzimi specifici.

Sul nostro sito puoi trovare vari tipi di birra artigianale friulana senza glutine, ti basta cliccare qui!

Gli stili di birra

Nella scelta della birra più adatta da acquistare per una cena, un aperitivo o, perché no, anche solo da degustare per un momento di relax, avrai sicuramente pensato almeno una volta “quale stile dovrei scegliere?”.
Ovviamente, non c’è una regola generale, perché il gusto personale è sempre ciò che conta di più. In alcuni casi, però, può essere d’aiuto conoscere gli abbinamenti migliori per degustarla al meglio.

Prima di tutto, con stili di birre si intendono le diverse categorizzazioni delle birre secondo varie caratteristiche, come ad esempio il gusto, l’aroma, il colore o lo specifico metodo di produzione utilizzato.

Alcuni esempi possono essere lo stile Blanche, Lager, IPA, Stout e così via.

Continua a leggere per scoprire come goderti al meglio le tue birre preferite!

birrificio foran
Birre artigianali Birrificio Foràn

Quale birra scegliere e abbinamenti

Nel nostro negozio online di Fattorie Friulane trovi diversi tipi di birra artigianale friulana e, con essi, un consiglio su come abbinarle!

Una curiosità sulla birra artigianale
Lo sapevi che per essere definita artigianale, deve avere determinate caratteristiche?
Secondo la Gazzetta Ufficiale “si definisce birra artigianale la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e di microfiltrazione.”

Ecco qualche spunto, direttamente dal nostro negozio online e dai nostri produttori, per trovare le birre più adatte a te e scoprire come degustarle al meglio!

Cosa scegliere se…

ti piacciono le birre rosse
Prova la Sole Rosso in stile Irish Red Ale di Agribirrificio Villa Chazil. Ti consigliamo di berla insieme a qualche fetta di prosciutto di San Daniele per un abbinamento perfetto!
Prova anche la Birra Agricola SEO di La Fattoria di Pavia, una birra rossa, di malto d’orzo, rifermentata in bottiglia. Da assaggiare insieme ad arrosti, selvaggina, frico e polenta o Montasio DOP.

cerchi una birra chiara
In questo caso puoi scegliere la Blanche Arméria di Birrificio Foràn, una birra bianca ad alta fermentazione, con una schiuma ricca, che puoi bere insieme a pesce alla griglia, sushi, carni bianche e formaggi stagionati.

vuoi una birra misteriosa o particolare
Non possiamo che consigliarti la Code Buie di Agribirrificio Villa Chazil, che utilizza la canapa sativa invece del luppolo. Da accostare a un formaggio Latteria prodotto con latte fieno per esaltarne al meglio il gusto!
Assolutamente da scoprire anche la Stout Enigma C327 di Birrificio Foràn, una birra scura ad alta fermentazione il cui nome è esso stesso l’enigma. Da abbinare a carni rosse grigliate, formaggi stagionati e frutti di mare.

stai cercando una birra senza glutine
Le B.O.N.A., Lady White e St. Bernarda di Birrificio Foràn sono ottime se cerchi birre certificate senza glutine e anche biologiche! Le ultime due hanno anche ricevuto una medaglia di riconoscimento dal concorso internazionale di prodotti biologici di Limas in Francia “Concours International des Produits Biologiques et en conversion”.
Trovi anche la Birra Lussari di La Fattoria di Pavia, rifermentata in bottiglia e perfetta con cibi piccanti e speziati.

birra artigianale friulana foran
Birra artigianale Birrificio Foràn

Le birre che trovi sul nostro sito sono prodotte in Friuli da birrifici artigianali, che coltivano direttamente i cereali e si occupano della cura di tutta la filiera di produzione, dalla terra al prodotto finale. Sono davvero tutte da scoprire!

A questo punto probabilmente ti sarà venuta voglia di bere una bella birra artigianale friulana…comincia a degustare qui!

La Pezzata Rossa Italiana: un’eredità italiana unica

In questo articolo parliamo della Pezzata Rossa Italiana (P.R.I.). Ne hai già sentito parlare? È una razza di bovine di origine friulana in grado di produrre carne e latte di ottima qualità. Se vuoi scoprire di più su questa razza e sulle sue caratteristiche continua a leggere l’articolo.

Che cos’è la Pezzata Rossa Italiana?

La P.R.I. appartiene al gruppo di razze che fanno riferimento alla popolazione Simmental, che è una delle più numerose al mondo, con più di 40 milioni di capi! È così diffusa perché è una bovina eclettica, in grado di produrre latte in buona quantità e di ottima qualità e ottima carne.

Origine e storia

La Pezzata Rossa Italiana è una razza di origine meticcia, nata nel 1870 da un incrocio di sostituzione avvenuto tra una vecchia razza locale, detta Friulana, che presentava il mantello “fromentino”, e la razza Simmental pezzata rossa di origine Svizzera.

Si è diffusa in tutta Italia, dalla sua zona di origine del Triveneto ( ovvero Friuli-Trentino-Veneto) e attualmente si possono contare circa 400.000 capi, suddivisi fra la zona di origine e il Centro e Sud Italia.

Una curiosità sulla razza Friulana…
Questa razza di bovine era adibita soprattutto al lavoro, piuttosto che alla produzione di carne e latte. Infatti, una delle caratteristiche per le quali si distingueva era proprio la sua attitudine dinamica, derivata dalla sua costituzione fisica. Il suo forte sviluppo scheletrico e le sue articolazioni robuste la rendevano un potente mezzo da lavoro, in grado, inoltre, di produrre una grande quantità di latte.

La sua storia non finisce certo qui, anzi, la “duplice attitudine latte-carne” di questa razza è stata resa possibile solo dai perfezionamenti che sono stati messi in atto successivamente per migliorare significativamente sia la qualità del latte che quella della carne.

Infatti, è stato possibile migliorare notevolmente la qualità del latte prodotto grazie all’utilizzo di tori francesi di razza Montbeliarde e della carne attraverso gli incroci con tori di razza Bavarese e Austriaca.

Un’altra data che vale la pena menzionare, poiché ricopre un ruolo molto importante nella storia della Pezzata Rossa Italiana è il 1956, quando venne istituita a Udine l’Associazione Nazionali Allevatori Pezzata Rossa Friulana, con il compito di occuparsi del miglioramento genetico della razza.

Caratteristiche

Questa razza bovina è ormai diffusa in tutta Italia e il numero di bovine è in continua crescita. Ma quali sono le caratteristiche principali che la contraddistinguono? Scoprile qui di seguito!

  • Uno dei motivi per cui è così ampiamente diffusa è la sua forte capacità di adattamento alle condizioni di allevamento più svariate e difficili. Possiamo affermare che generalmente sono allevate in stalle di dimensioni medio piccole, solitamente in zone montane o collinari.
  • La sua semplicità di gestione è un’altra importante caratteristica delle Pezzate Rosse Italiane, che è data dall’accurato lavoro di selezione svolto sulla razza, per diminuire il livello di consanguineità.
  • Inoltre, questa razza bovina è fertile, longeva e resistente alle malattie, consentendo una forte riduzione dell’uso di farmaci, una caratteristica positiva molto importante che si traduce nella migliore qualità e salubrità dei prodotti.

La carne e i derivati della Pezzata Rossa Italiana

Adesso che hai scoperto le origini e le caratteristiche principali di questa particolare razza bovina friulana, puoi scoprire perché la carne della P.R.I. è unica, speciale e scelta da moltissimi chef per la sua elevata qualità!

La carne di questa razza ha un basso contenuto di grasso ed è caratterizzata da un equilibrio favorevole tra acidi saturi e polinsaturi.
È una carne succulenta e molto saporita, nota per la sua tenerezza, la sua marezzatura e il suo sapore caratteristico.

Per quanto riguarda la sua carne, sul nostro sito puoi trovare sia la Fiorentina che la Costata di Pezzata Rossa Italiana, una selezione esclusiva di carne pregiata, proveniente da bovini allevati con cura e passione nelle verdi e rigogliose terre del Friuli.
Oltre alla carne però puoi anche trovare il formaggio Latteria PRI prodotto da La Fattoria di Pavia con l’utilizzo del latte delle bovine P.R.I.

Se non sai quale carne scegliere, continua a leggere per scoprire le caratteristiche di questi due tagli di carne, che trovi nel nostro negozio online.

La Fiorentina
La Fiorentina è un taglio di manzo pregiato, chiamato T-bone steak in inglese, che si riconosce dalla sua tipica forma a cuore o triangolare. Proviene dalla lombata e comprende due muscoli, il filetto e il controfiletto, separati dall’osso a forma di T.

Qual è la differenza tra filetto e controfiletto?
Il filetto è noto per la sua impareggiabile tenerezza, mentre il controfiletto è più saporito.

È un tipo di carne che va dal rosa al rosso ciliegia e che, grazie al procedimento della frollatura, perde una parte di acqua in eccesso, concentrando il sapore all’interno delle fibre che acquisiscono tenerezza e succosità.

Con cosa puoi abbinarla?
È perfetta da accompagnare alle verdure come zucchine, radicchi rossi e asparagi e ad un vino rosso di carattere, del territorio friulano, come un Merlot o un Cabernet.

fiorentina di pezzata rossa
Fiorentina di Pezzata Rossa Italiana

costata di pezzata rossa
Costata di Pezzata Rossa Italiana

La Costata
La Costata, detta anche Bistecca in costola, rappresenta uno dei tagli più conosciuti e apprezzati tra gli amanti della carne. È un taglio perfetto per le cotture dirette alla brace o su piastra, ma anche per i più avventurieri che vogliono sperimentare tecniche di cottura meno “tradizionali”.

Questo taglio di carne pregiato è ricavato dalla lombata, ovvero la parte posteriore del bovino, tra la spalla e la coscia, muscoli che svolgono poco lavoro.

La costata è un taglio decisamente saporito, succoso e tenero, grazie alla presenza di grasso che in cottura dona alla carne una morbidezza che stupisce!

Con cosa abbinarla?
La costata è eccellente insieme ad una polenta calda, qualche verdura e rigorosamente accompagnata da un vino rosso di carattere del territorio, come un Refosco di Faedis o uno Schioppettino.

latteria pri
Formaggio Latteria di Pezzata Rossa Italiana

Il formaggio della Pezzata Rossa Italiana

Sul nostro sito puoi trovare anche il formaggio Latteria PRI, prodotto con il latte di ottima qualità della Pezzata Rossa Italiana dal nostro produttore La Fattoria di Pavia.

Ora non ti resta che scegliere quale prodotto assaggiare per primo di questa razza bovina unica, che rappresenta un’eredità friulana di grandissimo valore!

Immergiti in un’esperienza culinaria unica, dove la tradizione incontra la qualità senza compromessi. Ogni boccone di queste succulente bistecche e costate ti trasporterà in un viaggio di sapori indimenticabili. La carne, tenera e succosa, è caratterizzata dal marmorizzamento perfetto e dall’aroma intenso che solo le razze di Pezzata Rossa possono garantire.

Acquistare le nostre bistecche e costate direttamente dagli allevatori significa sostenere l’agricoltura locale e promuovere pratiche sostenibili. Il nostro impegno per la qualità e il benessere animale si riflette in ogni fase del processo di allevamento, garantendo un prodotto che puoi gustare con la consapevolezza di fare una scelta più etica e responsabile. Infatti, i nostri allevatori, che dedicano la loro vita agli animali e all’eccellenza della produzione, si prendono cura di ogni dettaglio.

La Rossa Pezzata del Friuli Venezia Giulia

Approfondimenti

Per scoprire di più sulla Pezzata Rossa Italiana, puoi visitare anche il sito La Rossa Pezzata FVG e assaggiare i prodotti nel nostro negozio online!

Alla scoperta del Frico: dalla storia alla ricetta

Hai già sentito parlare del Frico ma non sai cosa sia? Oppure lo conosci ma vuoi scoprire qualche curiosità su questo piatto? In questo articolo ne scoprirai la storia, come si prepara e, per non farti mancare nulla, trovi anche una gustosissima ricetta così potrai prepararlo seguendo tutti i passaggi!

Che cos’è il frico friulano… la sua storia

Il frico è un piatto tipico della tradizione friulana, anzi possiamo dire che è proprio il piatto della tradizione friulana per antonomasia, nato come piatto povero e di recupero.

Nasce nella regione della Carnia come piatto povero, che si prepara con ingredienti semplici e facilmente reperibili dalla maggior parte delle persone, come le patate e le cipolle, che sono coltivabili anche in montagna.

Data la tipologia di piatto, risultava ottimo per il pranzo di contadini e boscaioli, infatti non doveva neanche essere riscaldato per essere mangiato.

Inoltre, essendo un piatto calorico e sostanzioso è perfetto per la montagna e per fornire l’energia necessaria per affrontare una lunga giornata!

Le strissulis, utilizzate da tradizione per preparare il frico, sono i ritagli del formaggio ricavati quando il casaro ne arrotonda la forma.

 

strissulis per frico

Strissulis di Latteria di Fagagna

Una curiosità sulle strissulis…

Una volta, capitava addirittura che le strissulis fossero proprio regalate dal casaro, essendo degli scarti di produzione.

Come si cucina il frico

Questo piatto viene preparato con formaggi di varia stagionatura, solitamente sono scelti il Montasio e il Latteria, da aggiungere alle patate.

Da tradizione vengono utilizzate le strissulis di formaggio, ma oggi si preferisce utilizzare il formaggio tagliato in pezzi, perché conferisce un sapore più deciso al piatto. In alternativa, si possono utilizzare anche le strissulis insieme ai pezzi di formaggio per avere un mix di formaggi più freschi e più saporiti.

Una curiosità sul formaggio…

Una volta non era raro che si utilizzasse anche la crosta del formaggio. Anche oggi può essere utilizzata, ma in questo caso è fondamentale utilizzare formaggi non industriali e lavare bene la crosta prima di cucinarla. Puoi utilizzare, per esempio, un formaggio Latteria biologico, come quello che puoi trovare nel nostro sito.

Un consiglio dalla chef su quali patate scegliere…

Per quanto riguarda le patate, come consigliato dalla chef Lorena De Sabata, è meglio utilizzare patate farinose, ma evitare le patate nuove, per ottenere un migliore risultato!

Oltre al formaggio e alle patate, nel frico possono essere aggiunti anche altri ingredienti, in base ai gusti personali. Infatti, esistono molte versioni di frico e ognuno ha la sua!

Ad esempio, possono essere aggiunti lo speck, la cipolla, i funghi, le erbe aromatiche…

Preparare il frico è un procedimento relativamente lungo, di certo non si tratta di un cibo veloce da preparare; prendersi il giusto tempo, senza fretta, per cucinare il frico friulano è la base per rendere il piatto davvero speciale!

Proprio per questo, nel nostro negozio online abbiamo tanti tipi di ottimo frico già pronto, preparato dai nostri produttori, ideale se volete una soluzione veloce senza rinunciare alla qualità e al gusto. Basterà scaldarlo per 5 minuti in padella!

Frico alla carnica con i semi di zucca ricetta chef
Frico alla carnica con i semi di zucca

Ricetta del frico alla carnica con i semi di zucca

Come dicevamo, ognuno ha la sua ricetta personale del frico e anche noi abbiamo la nostra. Abbiamo deciso di aggiungere un tocco di fantasia in più a questo piatto con l’aggiunta dei semi di zucca di Anaxum, uno dei nostri produttori, ma siete liberi di aggiungere ciò che preferite!

Qui di seguito puoi guardare la video ricetta del nostro frico alla carnica con i semi di zucca preparato dalla chef Lorena De Sabata.
All’interno del sito puoi trovare anche una pratica box che contiene gli ingredienti per la preparazione del piatto, alla quale aggiungere le patate e la cipolla dalla tua dispensa. In questo modo ti basterà seguire la ricetta passo passo per preparare il vostro frico fatto in casa con i semi di zucca!

Ingredienti

In questa ricetta non abbiamo inserito le dosi precise perché questa è una di quelle ricette “fatte in casa”, che si preparano quasi a occhi chiusi, senza seguire nessun ricettario né bilancia.

In ogni caso, si possono utilizzare le stesse quantità di patate e di formaggi.

Per quanto riguarda le quantità dei formaggi, variano in base al sapore e alle stagionature… consigliamo di utilizzare una quantità leggermente minore di formaggi stagionati e molto saporiti rispetto alle altre stagionature, ma ovviamente varia in base ai gusti personali!

Procedimento

  1. Tagliare la cipolla in piccoli pezzi, metterla in una padella aggiungendo solo un filo d’olio e stufare la cipolla a fuoco lento.
  2. Successivamente, pelare le patate e tagliarle a fettine.
  3. Una volta che la cipolla è appassita, aggiungere le patate tagliate a fette, un pizzico di sale e una generosa manciata di pepe nero. Continuare a cuocere a fuoco lento, assicurandosi che non si attacchino.
  4. Nel frattempo, tagliare a cubetti il formaggio stagionato, che darà sapore e quello più fresco, che darà cremosità.
  5. Quando le patate saranno cotte risulteranno asciutte e leggermente dorate, a questo punto schiacciarle e aggiungere i formaggi e i semi di zucca, metà tritati e metà interi.
  6. Mescolare a fuoco basso o spento per incorporare tutti gli ingredienti e terminare il frico creando la sua meravigliosa crosticina croccante, alzando la fiamma per dorare il frico da entrambe le parti.
  7. Prima di tagliarlo è meglio lasciarlo riposare per almeno 10 minuti e voilà il vostro frico è pronto!

 

Abbinamenti

A questo punto che il frico è pronto, con cosa mangiarlo?

Solitamente è un piatto che viene consumato caldo, generalmente come secondo piatto, accompagnato da salumi come il prosciutto di San Daniele, ma è anche un ottimo antipasto da servire sopra ad una fetta di polenta gialla abbrustolita, bella croccante! Frico e polenta, l’abbinamento perfetto.

Se vuoi abbinarlo ad un vino, vi consigliamo un Cabernet Sauvignon oppure un vino rosso di carattere, che ne esalta il sapore… ad esempio il Refosco di Faedis, lo Schioppettino o il Merlot.

Adesso l’unica cosa che ti resta da fare è mangiare, quindi buon appetito!

Approfondimenti

Per saperne di più sul Montasio puoi visitare il sito del Consorzio, ma meglio ancora… prenotarti un soggiorno nell’agriturismo della nostra Malga che si trova a 1600m sull’Altopiano del Montasio

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Buona degustazione!

 

Altopiano del Montasio

L’Altopiano del Montasio è uno di quei luoghi che sorprendono anche chi conosce bene il Friuli Venezia Giulia. Situato nel cuore delle Alpi Giulie, all’interno del territorio del comune di Chiusaforte, questo vasto pianoro d’alta quota si apre all’improvviso tra le vette, offrendo uno dei paesaggi più spettacolari e incontaminati della regione.

A 1.500 metri di altitudine, ai piedi dell’imponente Jôf di Montasio, l’altopiano si distende in un susseguirsi di pascoli, malghe, pareti rocciose e silenzi assoluti, diventando meta ideale per escursionisti, naturalisti e amanti del turismo lento.

Per raggiungere l’altopiano si percorre una strada panoramica che sale da Sella Nevea, regalando scorci suggestivi sulla valle del fiume Raccolana e sulle cime circostanti. Una volta arrivati in quota, il paesaggio si apre in tutta la sua bellezza: una conca verde circondata da montagne imponenti, dove il tempo sembra essersi fermato.

Qui si cammina tra fioriture alpine, si ascolta il suono dei campanacci delle mucche al pascolo, si respira aria pura e si può osservare una biodiversità straordinaria: aquile, marmotte, camosci e una varietà di flora montana che cambia con le stagioni.

L’Altopiano del Montasio non è solo natura: è anche territorio di produzione casearia, famoso per la realizzazione del celebre formaggio Montasio di malga. In estate, infatti, diverse malghe sono ancora attive e trasformano in loco il latte prodotto dalle mucche che pascolano liberamente, dando vita a un formaggio ricco di profumi e storia.

Assaggiare il Montasio proprio dove nasce è un’esperienza unica: il gusto riflette i pascoli, le erbe spontanee e la lavorazione artigianale tramandata di generazione in generazione. Alcune malghe accolgono i visitatori con piccole degustazioni, spuntini rustici e racconti di vita in quota.

L’Altopiano del Montasio è punto di partenza per numerose escursioni, dalle più semplici alle più impegnative. Si possono fare passeggiate tra le malghe o avventurarsi lungo i sentieri che portano al Rifugio Brazzà o verso il Jôf di Montasio, una delle cime più affascinanti delle Alpi Giulie.

È anche una tappa importante del Parco Naturale delle Prealpi Giulie, area protetta che tutela l’ambiente alpino friulano e promuove un turismo sostenibile e consapevole.

In primavera l’altopiano esplode di fioriture; in estate accoglie pastori, escursionisti e appassionati di montagna; in autunno si colora di toni caldi e malinconici; in inverno, invece, si trasforma in un deserto bianco dove regna il silenzio.

Ogni stagione regala un volto diverso, ma sempre autentico e potente, a questo luogo che rappresenta uno degli angoli più suggestivi delle montagne friulane.

Visitare l’Altopiano del Montasio significa vivere un’esperienza a contatto con la natura più vera, riscoprire ritmi lenti, ascoltare il paesaggio e riscoprire la ricchezza delle tradizioni montane.
Un altopiano che non è solo un luogo geografico, ma un patrimonio culturale e ambientale da proteggere e valorizzare.